PALERMO, 25 MARZO 2013 – Oggi la Corte d’Appello di Palermo ha confermato la condanna a 7 anni per l’ex senatore Marcello Dell’Utri, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ansa ha riferito che il pg di Palermo Luigi Patronaggio avrebbe richiesto l’arresto per l’ex senatore, per pericolo di fuga, ma non è ancora nota la decisione della Corte.[MORE]
Le indagini nei confronti di Dell’Utri erano state avviate 17 anni fa dalla Procura di Palermo, nel 1994, e si erano concluse nel rinvio a giudizio del 1996. Il 5 Novembre 1997 il primo processo si era avviato al Tribunale di Palermo protraendosi per sette anni, fino all’11 Dicembre 2004 con la condanna dell'imputato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, a due anni di libertà vigilata, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e al risarcimento per le parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. L’appello era iniziato nel 2006 e concluso a Giugno 2010, con una sentenza di condanna a 7 anni per i reati commessi prima del 1992. La Cassazione, il 9 Marzo 2012, annullò la decisione del secondo grado di appello, confermando le condanne di collusione mafiosa fino al 1977 ma evidenziando lacune nelle motivazioni della sentenze relative al periodo 1977 e 1992. Definitiva, invece, la sentenza che assolveva l’ex manager di Publitalia dall’accusa di aver avuto rapporti con la Mafia dopo il ’92.
La Corte d’Appello, che ha avviato il processo dopo che la Cassazione aveva annullato la sentenza del secondo processo, stabilisce la pena a 7 anni di carcere, assolvendolo dai fatti successivi al 1992.
L’accusa imputava a Dell’Utri di aver avuto rapporti con esponenti di spicco legati all’ambiente mafioso per un trentennio, anche assumendo il ruolo di mediatore tra Silvio Berlusconi e capi di Cosa Nostra per garantire sicurezza all'ex premier e ai componenti della sua famiglia.
Dell’Utri ha accolto con queste parole la sentenza della Corte d’Appello: «Speravo in un'altra sentenza, ma accetto il verdetto. Dire che ho ancora fiducia è una parola grossa. Sono tranquillo, del resto le cose non le posso cambiare io. Aspetto le prossime puntate di questo romanzo criminale che non poteva finire qui. Non sono contento non posso esserlo. Spero nella cassazione. Del resto la vita va avanti, c'é la trattativa e il resto. Il romanzo continua».
Uno degli avvocati difensori dell’ex senatore Pdl ha inoltre aggiunto: «certamente siamo delusi e amareggiati. Bisogna rileggere il dispositivo, ma di fatto hanno riconfermato la sentenza d'appello. Faremo ricorso in Cassazione, naturalmente. Noi non tendiamo alla prescrizione, ma se dovesse essere acclarata, non ci opporremmo».
(fonte: Ansa, foto: Repubblica)
Cristina Rendina