ROMA, 13 settembre 2016 - Con un duro post pubblicato su Facebook, il grillino Di Maio accusa Renzi di aver pesonalizzato il dibattito politico, paragonando il clima che si è creato attorno al voto sul referendum costituzionale a quello del Cile ai tempi di Pinochet. [MORE]
"Ogni volta che il presidente del Consiglio interviene in pubblico, assistiamo a durissime proteste di cittadini che gli chiedono conto delle sue malefatte" e "i suoi comizi sono diventati un problema di ordine pubblico. Le feste de l'Unità, quando le frequenta lui, diventano Fortknox", afferma Di Maio.
Contro il premier in piazza ci sono "insegnanti frodati o deportati dalla Buona Scuola, risparmiatori vittime del Salvabanche, padri di famiglia licenziati da aziende che il premier ha fatto scappare all'estero o che ha svenduto a multinazionali, utenti della sanità pubblica a cui ha tagliato 4 miliardi e mezzo di euro solo l'anno scorso, parenti delle vittime della Terra dei Fuochi incazzati neri per il dramma che stanno vivendo, a cui il Governo oltre a non dare risposte concrete ha soppresso il Corpo Forestale dello Stato. E potremmo andare avanti all'infinito".
Mentre Renzi "arringa poche centinaia di persone sulle ragioni, meglio chiamarle bugie, del Si - afferma ancora l'esponente grillino - il suo ministro dell'Interno fa manganellare i cittadini, fa allontanare chi sostiene il No ed il tutto viene oscurato sistematicamente dai direttori dei TG che ha appena nominato".
"Mancano ancora mesi al referendum (ammesso che lo vogliano fare), ed è già un'escalation di tensione. Parla di Legge elettorale e di referendum, mentre i cittadini chiedono soluzioni ai problemi reali: meno tasse, lavoro, reddito, sviluppo, diritto alla salute e all'istruzione. Ma soprattutto parla di modifiche alla nostra Costituzione. Un presidente del Consiglio mai passato per il voto, che non ha mai presentato un programma elettorale agli elettori e che è a capo di una maggioranza eletta con una Legge dichiarata incostituzionale. Non è un presidente del Consiglio ma il più grande provocatore del popolo italiano, un presidente non eletto, senza alcuna legittimazione popolare, che sorride mentre le persone soffrono. Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come - accusa Di Maio - ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita".
"Noi continueremo a raccontare i pericoli della Riforma Costituzionale, il nostro obiettivo è salvare la Carta fondamentale del Paese dalle sue oscene modifiche. Questa non è una riforma, è un attentato alla democrazia", conclude.
Daniele Basili
immagine da ansa.it