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Dieci anni dopo La stanza di Swedenborg: intervista ai Vanessa Van Basten

SOVERATO (CZ), 21 MARZO 2016 - A dieci anni dall'uscita de La stanza di Swedenborg abbiamo raggiunto i Vanessa Van Basten per farci raccontare qualcosa a riguardo.
Buona lettura!

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Partiamo dalle origini, com'è nata l'idea di avviare questo progetto?
Dopo diversi anni suonicchiando in vari progetti (dal black metal alla dark ambient, fino all’ alternative/grunge) e facendo principalmente serate come selecter e dj nei locali a Genova, nel 2005 presi la decisione di fondare un progetto tutto mio, salvo poi coinvolgere quasi immediatamente il bassista Stefano Parodi. Non sapevamo cantare e optammo per una soluzione che fosse strumentale e cinematica ma pesante allo stesso tempo. Il risultato fu abbastanza personale a livello di stile, considerando che non ascoltavamo minimamante post-rock…erano così nati i Vanessa Van Basten.

Quanto ha influito nella tua carriera l'apprezzamento di grossi musicisti verso Vanessa Van Basten?
Mi ha fatto molto piacere! In realtà solo in un caso (Lamb of God) esistono prove eclatanti, in altri casi si tratta di apprezzamenti riportati da terzi o commenti sui social… ciò non mi ha influenzato a livello musicale ma la mia autostima ringrazia.

A dieci anni di distanza cosa ne pensi de La stanza di Swedenborg?
Mi piacciono ancora la sua capacità di trasportare come in un film, alcune melodie, la spregiudicatezza di quando si è molto giovani che qua e là emerge… mi piacciono meno l’esecuzione e il suono, che però è stato molto migliorato da Emanuele Cioncoloni in fase di remaster. Con i Vanessa ho sempre avuto il problema di dover sovrapporre decine di livelli e tracce per sentirmi soddisfatto, cosa che in uno studio prosciugherebbe il mio conto o quello di un’etichetta…quando preparo un album impiego sei, otto mesi…questo per dire che il suono casalingo, seppur molto cesellato, è un compromesso che deve accettare chi ci ascolta. A ogni modo sono molto legato affettivamente a ‘La stanza’ perché ha dato una vera partenza ad un’avventura, più che altro discografica, ma per quanto mi riguarda entusiasmante.

Veniamo ad oggi, in che stato è il progetto Vanessa Van Basten? C'è la possibilità di rivederlo in attività?
I Vanessa Van Basten si sono sciolti definitivamente l’estate scorsa; ora proseguo lungo la stessa strada ma con un altro moniker e diverse novità stilistiche, il disco di debutto di Angela Martyr arriverà fra non molto. C’è stato un periodo di tribolazione antecedente lo scioglimento ufficiale, si parlava di riunirsi per fare ancora concerti, alla fine considerando tutto è stato giusto fermarsi a quel punto. Mi sa che i Vanessa sono una storia davvero chiusa.

A livello nazionale ti ha interessato qualche recente uscita discografica?
Vado spesso a vedere concerti più o meno underground nella mia città e ogni tanto qualche gruppo italiano mi impressiona sul serio. Mi piacciono due band di Trieste, i Dromme, che fanno postrock, trovo anche qualche somiglianza con noi, e i Grime che ormai sono affermati e fanno valanghe di concerti in giro: il loro nuovo album ‘Circle of Molesters’ è davvero pieno di negatività e se ne frega del bon ton.. Il disco dei Bunuel è stato anch’esso molto apprezzato dal sottoscritto. Poi ultimamente adoro i Colloquio e i Forgotten Tomb.

Vuoi salutare i lettori di GrooveOn con tre – anche più – album che tu consideri fondamentali?
Saluto i lettori e raccomando loro di andare a sentire qualche nostra uscita, non importa quale. Oggi mi sento di consigliare anche Indian ‘From all Purity’, poi ‘Nato per ragioni ignote’ dei Vulturium Memoriae, il primo album dei Plasmatics, ‘Damned’ dei Wolfbrigade. E tanto Burzum. Grazie!

 

 

 

Federico Laratta

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