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Disturbo dell'Attaccamento nel cane. Intervista al medico veterinario Sabrina Giussani

Disturbo dell\'Attaccamento nel cane. Intervista al medico veterinario Sabrina Giussani
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BUSTO ARSIZIO (VARESE), 11 SETTEMBRE 2017 - Ci si interroga spesso sul motivo in base al quale alcuni cani non vogliano separarsi, nemmeno per brevi periodi, dal loro proprietario. Il restare soli in casa provoca loro disagio, inquietudine, li rende distruttivi, apprensivi e incapaci di gestire lo stress derivante dalla separazione. Il cane potrebbe arrivare ad un profondo stato di sconforto non riuscendo a reagire al malessere in maniera autonoma. In medicina veterinaria comportamentale, tali sintomi sarebbero riconducibili ad un disturbo dell'attaccamento.

Per comprendere le cause del disturbo e per conoscere quali sono i sintomi da non sottovalutare, InfoOggi ha contattato la Dottoressa Sabrina Giussani, medico veterinario esperto in comportamento animale.

Dottoressa, nel linguaggio comune e in quello impiegato dai media si tende a identificare e ad utilizzare come sinonimi il disturbo di attaccamento e l'ansia da separazione. Qual è la differenza?

"L’ansia da separazione secondo SISCA (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) non definisce la causa primaria che scatena la malattia del comportamento del cane. Il Disturbo dell’Attaccamento, invece, identifica nella difficile relazione tra mamma e cucciolo l’origine della difficoltà del cane a rimanere solo".

Da quali cause è originato il disturbo dell'attaccamento?


"Il Disturbo dell’Attaccamento è dovuto a una relazione mamma–cucciolo non corretta. La mamma cane non riesce (perché troppo giovane o anziana, a causa dell’elevato numero dei cuccioli, poiché separata precocemente dai piccoli e così via) ad assumere il ruolo di “porto sicuro” che accoglie e conforta i piccoli quando sono in difficoltà e mostra loro come muoversi nel mondo. Il cucciolo cresce incapace di chiedere aiuto quando si trova in difficoltà poiché non ha mai sperimentato la possibilità di essere soccorso".

Sintomi della patologia. Quali sono e, soprattutto, coesistono tutti contemporaneamente?


"Il cane fin dall’arrivo a casa segue i proprietari in ogni stanza, piange e si dispera quando una porta chiusa lo separa dalla famiglia, ulula, abbaia, distrugge oggetti quando è solo o il proprietario “preferito” si assenta. Non sempre questi sintomi coesistono contemporaneamente. Con la crescita e i rimedi tentati dai proprietari, i sintomi si modificano".


Il disturbo interessa cani di ogni età e razza?
Si.

Quando la responsabilità è attribuibile esclusivamente all'umano?


"In alcune situazioni i sintomi che ho descritto sopra possono presentarsi in un cucciolo che ha vissuto una relazione corretta con la mamma. Ciò capita per esempio, quando il piccolo è adottato prima dei due/ due e mezzo mesi di età o è lasciato da solo dopo pochi giorni per molte ore. Il cucciolo ha bisogno di tempo per conoscere l’abitazione e la nuova famiglia. Inoltre, fino al momento dell’adozione è sempre stato in compagnia della mamma e dei fratelli: il piccolo deve imparare a restare da solo".

Si sente spesso affermare che il cane non andrebbe salutato quando si esce di casa né quando il proprietario rientra. Vogliamo sfatare questo luogo comune e spiegare ai lettori quali sono gli altri falsi "miti" che andrebbero evitati per non aggravare la problematica?


"È necessario salutare il cane con una frase di rito (“Ciao, io vado a lavorare”) all’uscita e al rientro a casa. Ignorare l’animale o uscire e rientrare alla chetichella favoriscono la rottura della relazione. Il cane si sentirà ignorato e non compreso. È opportuno ricordare che la sofferenza dell’animale che piange e si dispera per ore è importante. Anche uscire ed entrare più volte durante la giornata può portare a un peggioramento della sintomatologia. Il cane, non potendo più prevedere quando resterà da solo, ci starà sempre vicino e ci sorveglierà costantemente. Anche chiudere le porte all’interno dell’abitazione può portare alla stessa situazione".

A quali figure professionali deve rivolgersi il proprietario?


"È necessario rivolgersi a un Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale. Solo questa figura professionale ha le competenze per realizzare una visita comportamentale e impostare un percorso riabilitativo. Inoltre, il Medico Veterinario Esperto è capace di rilevare la presenza di una malattia organica che potrebbe essere alla base dei sintomi rilevati o peggiorare il quadro. Il Medico Esperto collabora con l’Istruttore Riabilitatore. L’’istruttore Riabilitatore accompagna il cane e la famiglia nel percorso favorendo l’apprendimento di nuove competenze che permetteranno all’animale di diventare più autonomo".

A quali conseguenze si va incontro se il proprietario decide di ricorrere al fai da te (leggendo molte delle banalizzazioni presenti in rete) o si affida a persone non qualificate?


"Così facendo la sintomatologia può modificarsi, peggiorando e favorendo la nascita di uno stato ansioso. Inoltre, alcuni rimedi possono indurre una sofferenza così intensa da ostacolare l’intervento riabilitativo. Più tentativi “a caso” si realizzano, più ci si allontana dall’obiettivo. Il percorso sarà, dunque, più lungo".

In quali casi è necessario il trattamento farmacologico?


"È difficile rispondere a questa domanda. È possibile avvalersi dell’aiuto di feromoni (sono stati sintetizzati i feromoni che la mamma secerne quando allatta e servono per tranquillizzare il cucciolo e il cane adulto), nutraceutici, floriterapia o psicofarmaci. Ogni situazione è differente e richiede un progetto riabilitativo ad hoc".

Luigi Cacciatori

Si ringrazia per la collaborazione la Dottoressa Sabrina Giussani

Credit: Miriam D'Ovidio

 

 

 

Luigi Cacciatori

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