Esposto all’Antitrust sulle confezioni Divella e sulla trasparenza verso i consumatori
Divella finisce al centro di un nuovo esposto presentato da Codacons e Adusbef all’Antitrust. La vicenda riguarda le informazioni riportate sulle confezioni di pasta Divella, in particolare quelle relative all’origine del grano utilizzato per la produzione.
Secondo le associazioni dei consumatori, l’azienda non avrebbe rispettato pienamente lo spirito degli impegni assunti nel 2020 davanti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, quando l’Antitrust aveva chiesto maggiore chiarezza sulle etichette per evitare confusione tra Made in Italy, produzione italiana e provenienza della materia prima.
Il nodo dell’origine del grano
Al centro dell’esposto c’è la presunta scarsa visibilità delle indicazioni sull’origine del grano duro. Divella, per superare le criticità emerse nel precedente procedimento, si era impegnata a riportare sulle confezioni una dicitura più chiara, specificando che la pasta fosse prodotta con semola di grano duro coltivato in Italia, Paesi UE e non UE, con macinazione in Italia.
Per Codacons e Adusbef, però, le confezioni attualmente presenti sul mercato continuerebbero a dare grande evidenza agli elementi grafici legati all’italianità del prodotto, mentre le informazioni sull’effettiva provenienza della materia prima sarebbero collocate in modo meno visibile.
Packaging, Made in Italy e percezione del consumatore
Le associazioni contestano soprattutto il possibile squilibrio comunicativo tra i richiami al Made in Italy e le indicazioni sull’origine del grano. Secondo quanto riportato nell’esposto, colori, simboli e diciture presenti sul packaging potrebbero orientare il consumatore verso l’idea di una filiera interamente italiana.
Il punto centrale non riguarda la produzione della pasta in Italia, ma la chiarezza con cui viene comunicata la provenienza del grano impiegato. Per i consumatori, infatti, distinguere tra prodotto trasformato in Italia e materia prima italiana è essenziale per compiere una scelta consapevole al momento dell’acquisto.
Cosa chiedono Codacons e Adusbef
Con l’esposto, Codacons e Adusbef chiedono all’Antitrust di verificare se la comunicazione commerciale di Divella sia conforme agli impegni assunti e se le informazioni presenti sulle confezioni siano realmente chiare, leggibili e facilmente comprensibili.
La questione si inserisce in un tema più ampio: la trasparenza alimentare. Negli ultimi anni, l’attenzione dei consumatori verso l’etichettatura della pasta, la provenienza delle materie prime e la corretta informazione sul grano italiano è cresciuta in modo significativo.
Perché il caso Divella interessa i consumatori
Il caso pasta Divella riaccende il dibattito sulla necessità di etichette semplici, visibili e non ambigue. Quando un prodotto richiama con forza l’italianità, il consumatore deve poter capire immediatamente se tale riferimento riguarda la produzione, la trasformazione, la ricetta o anche la materia prima.
Sarà ora l’Autorità a valutare l’esposto e a stabilire se vi siano profili di criticità nella comunicazione adottata. Fino ad allora, la vicenda resta sul piano delle contestazioni avanzate dalle associazioni dei consumatori.
Presunzione di innocenza
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.