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Dubbi ed incertezze di una coppia alla vigilia del matrimonio nella commedia "Due" di Miniero

Dubbi ed incertezze di una coppia alla vigilia del matrimonio nella commedia \
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L’indagine psicologica di una coppia alla vigilia del matrimomio assalita da dubbi ed incertezze su quello che sarà la loro vita a distanza di venti anni rappresenta il tema dominante della commedia “ Due” in scena al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme , stracolmo di spettatori, nell’ambito della rassegna teatrale organizzata da Ama Calabria. La commedia, riflessiva e contemporanea, firmata da Luca Miniero alla sua prima messa in scena teatrale dopo i fortunati successi di Benvenuti al Sud, Benvenuti al Nord,



Un boss in salotto, Non c’è più religione, è interpretata da due soli attori, Raoul Bova ( Marco) e Chiara Francini ( Paola), i quali nella nuova dimora, dove è collocato un letto in costruzione, affrontano l’intrigante tema sul loro rapporto di coppia, in procinto di sposarsi, dialogando a ritmo serrato sullo svolgimento dei successivi decenni di vita familiare e sull’illusorietà di poter dominare l’incertezza del destino. Il tutto costellato di aforismi e citazioni di filosofi, tra cui Epicuro, a dimostrazione che il matrimonio è una faccenda diversa e complessa rispetto alla semplice convivenza. Inevitabili i malintesi e le incomprensioni tra i due promessi sposi che, abbandonandosi a balletti sulle note di vivaci musiche, si scontrano a causa della diversità sulla concezione dell’amore: per Marco l’amore è la somma di amicizia e sesso, per Paola è un sentimento ideale. All’orizzonte compaiono i fantasmi del futuro, i figli , il cane , i reciproci amanti raffigurati fisicamente sul palco da sagome e interpretati dagli stessi attori.

Affiorano in questo percorso evocativo le angosce dei coniugi di fronte al loro cambiamento fisico e all’intiepidirsi della loro passione amorosa anche per il sopraggiungere della vecchiaia. Pertanto si delineano due visioni della vita stereotipate: quella bonaria di Marco e quella nevrastenica, permalosa, incosciente e a facile al cambiamento d’umore di Paola. Nel corso delle due ore di spettacolo entrambi i protagonisti, molto affiatati tra loro, si sforzano con indiscutibile bravura ed esperienza nel superare i limiti della pièce individuabili nella mancanza di quel pathos capace di emozionare e conquistare pienamente gli spettatori i quali, a tratti, applaudono anche a scena aperta colpiti da qualche pungente battuta. In particolare l’attrice toscana Chiara Francini riesce ad imporsi maggiormente all’attenzione degli spettatori per la spontaneità e la presenza scenica che la contraddistinguono senza essere mai volgare mentre Raoul Bova, in questa avventura teatrale in cui si è cimentato dopo quasi vent’anni dedicati al cinema e alla televisione, pur evidenziando esperienza e professionalità, appare un po’ ingessato non riuscendo a suscitare forti e convincenti emozioni. Non per questo il pubblico smette di apprezzarlo per la sua notorietà tanto che alla sua apparizione sul palco lo ha accolto con entusiasmo applaudendolo calorosamente.

Lina Latelli Nucifero

 

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Redazione

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