CIVITANOVA MARCHE, 5 APRILE 2013 – Romeo Dionisi, Anna Maria Sopranzi e Giuseppe Sopranzi. Sono altri tre nomi da aggiungere alla lunga, orrenda lista delle vite della crisi, questo killer spietato che ha tolto la vita a troppi lavoratori disperati.
Marito e moglie i primi due, muratore sessantaduenne lui e artigiana in pensione lei, hanno compiuto un gesto disperato: dopo aver lasciato Giuseppe a dormire nel suo letto, nella casa che dividevano tutti e tre, hanno lasciato un biglietto d’addio in bella vista su un’auto in giardino e si sono impiccati, insieme, come insieme hanno vissuto e insieme si sono disperati davanti alla sempre più chiara consapevolezza di essere sul punto di crollare, schiacciati sotto il peso della crisi.[MORE]
Giuseppe, della loro assenza, in un primo momento se ne è a malapena accorto. Ha pensato che fossero usciti, andati insieme da qualche parte, così è uscito di casa ed è andato a comprare il giornale. Al suo rientro, la folla davanti al portone ha rappresentato l’annuncio della sua sentenza di morte: il dolore era troppo forte da sopportare, troppo pesante era l’impatto di questa immane tragedia. Giuseppe si è diretto al molo del peschereccio e si è gettato in mare, togliendosi la vita in preda alla disperazione, proprio come la sorella e il cognato poche ore prime.
Diecimila euro. Di tanto si era indebitato Romeo Dionisi per cercare di pagare i contributi dell’Inps, che l’uomo continuava a versare regolarmente anche dopo aver perso il lavoro a causa della crisi edilizia. Diecimila euro, una cifra che, a qualcuno, potrebbe sembrare irrisoria ma che, alla maggior parte degli italiani, oggi sembrano un ostacolo grande come una montagna.
È il prezzo di tre vite, o almeno il prezzo assegnato a queste vite dalla crisi, il prezzo per il quale se le è portate via.
Perché Romeo, Giuseppe e Annamaria sono altre tre vittime delle sue vittime, altri tre martiri di questa morsa assassina che non lascia scampo.
(fonte www.ilmessaggero.it)
(foto www.ilmessagero.it)
Elisa Lepone