E alla fine arriva "Spotted". Intervista al fondatore di Spotted Unibo

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BOLOGNA, 23 FEBBRAIO 2013 - Era una moda divulgata in Europa, ereditata dagli Stati Uniti, ma ora l'ondata di “Spotted” è arrivata anche in Italia. “Spotted” è la moda di esternare pensieri o dichiarazioni d'amore ma non mettendoci la faccia, bensì giocandosi la carta del mistero, dell'anonimato.[MORE] La bomba è esplosa ed ora le pagine Spotted delle varie Università o scuole, sono colme di squarci di vita intima, di pensieri che non si avrebbe il coraggio di esternare o semplicemente di dichiarazioni libere, spontanee rivolte a qualcuno che dall'altra parte del monitor potrebbe leggere. Chi ha fondato la pagina “Spotted: Università di Bologna”, ci spiega il perché di questa iniziativa e quali sono stati i vari riscontri.

Come e perché è nata l'idea di creare la pagina “Spotted: Università di Bologna”?

“L'idea di creare una pagina Spotted per l'UNIBO è nata dalla volontà di importare in Italia, e quindi in particolare a Bologna, un trand con il quale siamo entrati in contatto (parlo al plurale in quanto 'Spotted team') tramite esperienze e contatti con l'estero, in particolare con i paesi tedescofoni dove questa tendenza è estremamente diffusa e dove le pagine Spotted arrivano ad avere più di 10.000 fans e riguardano non solo gli atenei, ma anche le metropolitane, le biblioteche e le altre realtà urbane. Avendo notato quanto queste iniziative movimentino le realtà giovanili in questi paesi, ci è sembrato fosse giunto il momento anche per gli studenti bolognesi di partecipare ad un ambiente universitario che regali un po' più di adrenalina e di mistero.”

Chiaramente l'iniziativa ha riscosso dei Pro e dei Contro. Quali sono state le voci Contro?

“Ovviamente ci sono stati commenti negativi, anche se bisogna ammettere che sono risultati essere meno di quanto ci aspettassimo quando abbiamo fondato la pagina. C'è chi dice che Spotted, come in realtà internet in generale, contribuisca a togliere in qualche modo 'poesia' al nascere di una relazione, perché la gente non si parla più ma si scrive anonimamente su facebook attraverso una pagina. Naturalmente nessuna pagina di facebook potrà mai sostituire la genuinità di una conversazione faccia a faccia, infatti non è affatto questo l'obiettivo di Spotted. Crediamo che ciò sia stato recepito dalla maggior parte degli studenti, ed è per questo che il numero dei nostri fan e dei messaggi che riceviamo continua a crescere. Spotted arriva dove il coraggio è mancato, dove il tempo non è bastato, dove l'occasione non è arrivata. E' come avere una seconda possibilità dopo essersi giocati male/non essersi potuti giocare la prima. E oltre a essere utile, è soprattutto divertente.”

Credete che sia un nuovo mezzo di comunicazione, un'iniziativa efficace che giova su chi non riesce ad esternare i proprio pensieri ed è costretto a sopprimerli?

"Esatto. Ci sono persone molto estroverse e disinibite che, per loro fortuna, riescono facilmente a farsi avanti e ottenere ciò che vogliono. Ma quante storie d'amore mancate per nient'altro che timidezza, quanti baci persi per un istante di esitazione di troppo? Senza considerare poi l'altro lato di Spotted, quello più ironico, dove lo studente sepolto in aula studio dalle otto della mattina causa esame imminente può finalmente sfogarsi pubblicamente e senza mezzi termini riguardo allo snervante vicino di postazione, cosa che senza la protezione dell'anonimato di Spotted sarebbe difficilmente possibile."

Insomma, l'ondata "Spotted" ha abbracciato davvero ogni campo, la si può definire quasi un'ancora di salvataggio nel bel mezzo del mare della comunicazione.

(immagine da www.facebook.com)

Rossella Assanti

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Scritto da Rossella Assanti

Giornalista di InfoOggi

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