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E-Mago, i suoni della terra: intervista agli ideatori del progetto

Calabria

SOVERATO (CZ) - Oggi parliamo di E-Mago, un particolare progetto a cavallo tra la musica e la geofisica.Si tratta di uno spettacolo scientifico-musicale dove i musicisti improvvisano direttamente con le frequenze emesse dalla Terra. Alle nostre curiosità rispondono il geologo e geofisico Antonio Menghini e il batterista, percussionista e compositore Michele Villetti, ideatori del progetto.

Buona lettura!

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Ciao, volete presentare ai lettori di GrooveOn il vostro E-Mago?
E-Mago è un progetto scientifico-musicale che usa, caso unico al Mondo, l’elettromagnetismo per estrarre i suoni della Terra. E’ un team molto variegato, composto da geologi, geofisici, musicisti, fotografi, registi, tecnici del mondo dell’arte e della comunicazione. Il team scientifico è coordinato da Antonio Menghini mentre quello artistico da Michele Villetti.

Com'è nata questa particolare idea?
E-Mago nasce dalla volontà di unire scienza e musica. Stavo lavorando da tempo sulla sonificazione dei dati elettromagnetici (ho recentemente pubblicato un lavoro insieme al mio collaboratore Stefano Pontani su una rivista internazionale di geofisica) e quando sono venuto a conoscenza della ricerca musicale condotta da Michele Villetti sui suoni nei boschi e nella natura, è stato ovvio trovare un immediato punto di contatto.
Ogni luogo è caratterizzato da una particolare geologia, ovvero da una particolare risposta elettromagnetica e quindi da un suono ben preciso. Ogni luogo ha una storia da raccontarci.

Ci spiegate, in maniera molto semplice, cosa fate?
L’evento E-Mago inizia con la realizzazione di un sondaggio elettromagnetico, sullo stesso sito dove si realizzerà il concerto. I dati geofisici vengono poi sonificati in tempo reale, da me e Stefano Pontani, così da fornire una base musicale, sulla quale si sviluppa il concerto totalmente improvvisato da Michele Villetti e dai musicisti che via via vengono coinvolti nel progetto: è importante infatti far partecipare artisti locali, che possono interpretare al meglio i suoni provenienti dal loro territorio.

Qual è il motivo che vi spinge ad andare avanti con questo progetto? Avete un preciso messaggio da inviare?
Ci sono tanti aspetti che rendono a mio parere interessante E-Mago: in primo luogo che la Scienza è sempre in grado di stupirci, senza far ricorso a esoterismi o “magie nere”: basta applicare con onestà e serietà le regole matematiche e fisiche che stanno dietro a fenomeni anche complessi e tradurli in qualcosa di bello e affascinante, come è la Musica. Da qui nasce un’aspirazione didattica, nel senso che ritengo possa essere un valido mezzo per far avvicinare i ragazzi allo studio delle materie scientifiche, sfruttando il maggior appeal su di loro della musica. Vogliamo infine far capire che la Terra va ascoltata con maggiore attenzione: questo non vuol dire che vogliamo “umanizzarla”, ma siamo convinti che “sentire” la sua voce non possa che far crescere la sensibilità delle persone nei confronti della salvaguardia dell’Ambiente e delle risorse naturali, sempre più a rischio in questi tempi.

Come si svolge un vostro concerto? Che reazioni ha il vostro pubblico?
Durante il concerto che segue la sonificazione dei dati geofisici, è come se la Terra partecipasse, come un vero e proprio direttore d’orchestra, ad una jam session, dettando le note e il mood con il quale debbono sintonizzarsi i musicisti. È richiesta da parti questi ultimi un’elevata capacità improvvisativa ed estrema malleabilità, visto che, sino all’ultimo, nessuno di noi sa quali note verranno emesse dalla Terra. Per tale motivo è auspicabile che il concerto veda come protagonisti jazzisti (possibilmente di estrazione “free”) o esecutori di musica contemporanea.
Siamo rimasti colpiti dalla positiva risposta del pubblico, di norma tutt’altro che appassionato di musica jazz o elettronica. Questo ci ha fatto capire che, se le persone sono adeguatamente “educate” o meglio “informate” sui processi che danno luogo alla creazione della composizione (e questo vale per tutte le forme artistiche, non solo musicali), il loro approccio all’ascolto ed alla fruizione si fa più vero e spontaneo, scevro da condizionamenti o da preconcetti. E questo stimola senz’altro la curiosità, uno dei requisiti fondamentali per apprezzare l’Arte.

Avete recentemente debuttato nella Solfatara di Pozzuoli. Com'è andata? Raccontateci questa esperienza.
Nonostante si trattasse del nostro debutto, il che ha comportato ovvi problemi di carattere tecnico e logistico, direi che siamo estremamente soddisfatti. Diciamo che è stata una bella sfida che, vorrei sottolineare, è partita solo pochi mesi fa! In questo ringrazio l’Ordine dei Geologi della Campania (in particolare il consigliere Mimmo Sessa) che ha creduto in noi.
Il riscontro del pubblico è stato molto positivo, così come quello di Flavio Boltro (special guest dell’evento) e di tutto il Michele Villetti Quartet.
Da parte mia posso dire di aver realizzato un sogno: unire la scienza con la musica, due passioni che mi accompagnano sin dall’infanzia (sono infatti anche un chitarrista jazz dilettante). Ed il risultato che più mi rende fiero e che mi ha fatto capire di aver fatto centro, è stato il commento di un collega che aveva portato al figlia al concerto e che, in preparazione dell’esame di III media, essendo stata ipnotizzata da E-Mago, ha deciso di trattare nella sua tesina temi quali il vulcanismo, la musica jazz ed il cinema di Totò (che girò un film proprio alla Solfatara di Pozzuoli): quale miglior riscontro per capire se il nostro messaggio sia effettivamente stato recepito?

Qual è il luogo in cui sognate di (o che sognate) suonare?
Qualunque luogo della Terra (e ce ne sono infiniti) che ispiri emozioni. Non solo bei paesaggi, anzi, magari anche aree degradate, deturpate dall’attività umana. Con E-Mago siamo in grado di aggiungere la componente sonora alla contemplazione del paesaggio. Secondo noi ci sono tantissimi siti, a breve distanza da ove viviamo (Viterbo) che meritano attenzione, ma ovviamente l’Italia è piena di posti fantastici…per non parlare del Mondo. Abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse dagli Stati Uniti, Norvegia, Brasile…e siamo solo agli inizi!

Solitamente, a fine intervista, chiediamo di consigliare l'ascolto di tre album, che per voi sono importanti, ai nostri lettori. A voi chiediamo di più! Volete consigliarci tre album da ascoltare in tre luoghi?
Premesso che non si tratta forse degli album in assoluto da me preferiti, ma che sono quelli più legati ad un particolare luogo, io sceglierei “Le Variazioni Goldberg” interpretate dall’Uri Caine Ensemble, legate alla Palanzana, un antico domo vulcanico che si trova nei pressi della mia città e che vedo tutti i giorni dalla mia casa. Poi “Still Life Talking” del Pat Metheny Group, legato a Roma, ed in particolare al “Colosseo Quadrato” dell’EUR, dove si esibì il gruppo: quello fu un concerto che mi segnò profondamente e che mi aprì le porte del Jazz. Poi “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, che mi ricorda quando lo ascoltavo in piena estate, a Montalto Marina (avevo appena 15 anni), grazie ai miei fratelli maggiori.

 

 

 

 

Federico Laratta


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