E venne l'8 settembre 1943

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FIRENZE, 08 SETTEMBRE 2012- « Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza »

Con questo storico proclama il Capo del governo, il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio annunciava dai microfoni dell’Eiar alle 19.42 dell’8 settembre, l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. In realtà la resa era stata firmata a Cassibile dal Generale Giuseppe Castellano cinque giorni prima ma fu annunciata solo più tardi.

L’Italia si arrendeva dopo tre anni di guerra che avevano mietuto migliaia di vittime e avevano evidenziato una serie di insuccessi militari. Lutti e disfatte che fiaccarono il morale delle truppe e smorzarono l’illusorio e tragico entusiasmo del popolo dopo l’entrata in guerra solennemente annunciata da Benito Mussolini il 10 giugno 1940. I nostri soldati furono catapultati in una guerra a fianco della Germania nazista che aveva travolto la Francia e occupato mezza Europa, insidiando la Gran Bretagna. La guerra doveva durare pochi mesi e aveva come obiettivo di consentire al Duce di sedersi al tavolo dei vincitori. Nel complesso l’evento bellico fu disastroso per gli italiani che dovettero, più volte, chiedere aiuto ai tedeschi per sbrogliare situazioni militari intricate. Con l’inizio della seconda guerra mondiale il rapporto “paritario” tra il Terzo Reich e l’Italia fascista venne meno; per la formidabile e implacabile macchina bellica nazista, le disfatte italiane, in particolare in Grecia, rappresentarono uno smacco e un ulteriore e scomodo problema per i loro piani militari.

L’armistizio fu accolto positivamente dalla popolazione che già il 25 luglio aveva interpretato la caduta di Mussolini come un inequivocabile segnale della fine delle ostilità. Tuttavia alla felicità e alla speranza subentrò ben presto una realtà cupa e angosciante. Il proclama di Badoglio era caratterizzato da una vaghezza che si prestava inevitabilmente al disorientamento. La fuga dalla Capitale (che senza alcuna difesa militare, sarà facilmente espugnata dai tedeschi) del Re Vittorio Emanuele III e dello stesso Badoglio nonché dei vertici militari verso Brindisi accrebbe notevolmente la confusione di un momento storico cruciale per la nostra nazione. I soldati al fronte furono abbandonati al loro destino senza ordini precisi. Metà dei militari lasciò le armi e la divisa tentando di tornare a casa.

«Signor colonnello, accade una cosa incredibile...I tedeschi si sono alleati con gli americani! Ci stanno attaccando! », queste parole furono pronunciate nel film “Tutti a casa!” dall’indimenticato Alberto Sordi nei panni del sottotenente Innocenzi dopo l’attacco dei tedeschi. Una testimonianza cinematografica che mostra quanto accadde nelle ore successive all’8 settembre. Il generale Mario Roatta, Capo di Stato Maggiore (in seguito sarà accusato di crimini di guerra compiuti dalle truppe italiane in Jugoslavia dal 1941 al 1943) durante la fuga da Roma interrogò il suo ufficiale di fiducia Giacomo Zanussi «Zanussi, crede che abbiamo fatto bene a partire?», «No eccellenza, lei è il capo dell’esercito e un capo comanda attraverso i collegamenti e il prestigio e lei…», «…e io li ho perduti, già» lo interruppe Roatta.

I nostri militari furono coloro che più di chiunque altro pagarono a caro prezzo l’incredibile confusione e la totale assenza di punti di riferimento. Dopo l’armistizio i soldati italiani vennero ritenuti dei traditori dai nazisti e furono trattati sempre con una certa diffidenza dagli anglo-americani, che ritardarono il rilascio dei 600.000 prigionieri di guerra. I ragazzi italiani chiamati alle armi nei 1201 giorni di guerra si erano, in realtà, battuti valorosamente riuscendo a scrivere pagine di gloriosa storia nazionale e militare come all’Amba Alagi e ad El-Alamein. Tuttavia i gravi errori tattici dei vertici militari, la scarsità di equipaggiamenti, armamenti e rifornimenti furono decisivi per le sorti della guerra: la drammatica ritirata dell’Armir in Russia ne è la più limpida testimonianza. Se gli italiani vissero con sentimenti contrastanti l’8 settembre, tra l’illusione della fine della guerra e la confusione in seguito all’armistizio, i tedeschi reagirono con spietata fermezza al tradimento degli ex camerati. [MORE]

Nonostante alcuni straordinari episodi di valore ed eroismo in patria e sui fronti esteri (tra i più celebri ricordiamo l'eccidio di Cefalonia e l'eccidio di Kos), quasi tutta la penisola subì l’occupazione nazista e l'esercito venne disarmato, mentre l'intera struttura dello Stato si dissolse. Le Forze Armate italiane riuscirono a sconfiggere e mettere in fuga il nemico tedesco solo a Bari, in Sardegna e in Corsica (che era stata occupata dall'Italia nel 1940). A Napoli, invece, fu la popolazione partenopea in rivolta a scacciare i nazisti. La corazzata Roma venne sventrata da una bomba Fritz-X lanciata da un Dornier Do 217 tedesco nel golfo dell’Asinara mentre si stava dirigendo verso l’isola sarda de La Maddalena, come concordato con gli Alleati.

L’8 settembre non mise la parola fine alle sofferenze del popolo italiano ma, anzi, segnò l’inizio di un periodo terribile. La rapida avanzata degli Alleati verso la Linea Gustav spezzò il Paese in due: il sud controllato dagli anglo-americani e il centro-nord in mano ai nazisti e ai repubblichini (Mussolini, quattro giorni dopo l’armistizio, sarà liberato da un commando di paracadutisti tedeschi e fonderà, su pressione di Hitler, la Repubblica Sociale Italiana). Dopo circa ottant’anni dall’unificazione, l’Italia vedrà di nuovo i suoi figli combattere l’uno contro l’altro, da una parte i fascisti irriducibili della Repubblica di Salò e dall’altra i partigiani che all’indomani dell’8 settembre inizieranno a organizzare la Resistenza sulle montagne e nelle città. Fu necessario attendere la primavera del 1945 affinché gli italiani riassaporassero l’inestimabile valore della pace e della libertà, dando il via alla ricostruzione materiale e morale della nazione.

Davide Scaglione
 

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Scritto da Davide Scaglione

Giornalista di InfoOggi

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