Elezioni parlamentari in Russia: si sono chiusi i seggi per il rinnovo dei 450 seggi della Duma, la camera bassa del parlamento russo. Si tratta delle prime elezioni dallo scoppio della guerra in Ucraina, svoltesi in un clima di forte controllo politico e anche nei territori ucraini sotto occupazione militare russa, una decisione che ha suscitato polemiche a livello internazionale.
Un voto sotto stretta osservazione
Le autorità russe hanno escluso dalla competizione numerosi candidati e forze politiche critiche nei confronti del Cremlino, riducendo drasticamente il pluralismo. Secondo gli osservatori indipendenti, la competizione è fortemente limitata e non soddisfa gli standard democratici. La vittoria di Russia Unita, il partito sostenuto dal presidente Vladimir Putin, era ampiamente prevista e, secondo gli exit poll, ha ottenuto circa il 50% dei voti. Segue il Partito Comunista (KPRF) con il 14% circa. L'affluenza si attesta attorno al 57%.
Campagna elettorale senza dibattito
Anche la campagna elettorale ha evidenziato la mancanza di un confronto reale. I dibattiti televisivi, previsti dalla legge come parte degli spazi elettorali, in diversi casi si sono svolti senza la presenza di alcuni candidati. In altre occasioni, i partecipanti hanno parlato soltanto per pochi secondi o sono rimasti in silenzio per gran parte del tempo. Il clima è tale che dichiarazioni fuori luogo possono esporre i candidati a conseguenze politiche o giudiziarie, limitando ulteriormente la libertà di espressione.
Le reazioni internazionali
La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per lo svolgimento delle elezioni nei territori ucraini occupati, considerandole una violazione del diritto internazionale. L'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno già annunciato che non riconosceranno i risultati del voto in quelle aree. Nel frattempo, in Russia, l'attenzione è rivolta alla composizione della nuova Duma, che molto probabilmente sarà dominata da Russia Unita, consolidando il potere di Putin.