Carenza di personale e posti letto, cresce l’allarme sulla sanità pubblica nelle Marche
Un episodio che riaccende i riflettori sulle criticità del sistema sanitario, in particolare nei pronto soccorso sovraffollati, dove la mancanza di personale e di barelle continua a mettere a rischio la dignità e l’assistenza dei pazienti più fragili.
Otto ore di attesa nonostante un tumore: il caso di Senigallia
È accaduto a Senigallia (Ancona), dove un uomo di 60 anni affetto da un grave tumore è stato costretto ad attendere oltre otto ore in pronto soccorso prima di ottenere una barella, arrivando persino a sdraiarsi a terra per il dolore insopportabile.
Il paziente, Franco, si era recato in ospedale accompagnato dalla moglie Cecilia, scegliendo di non chiamare l’ambulanza e di recarsi autonomamente al pronto soccorso cittadino. Una scelta che, però, non ha evitato una lunga e dolorosa attesa.
“Costretto a terra con la flebo”: il racconto della moglie
Secondo quanto riferito dalla donna, l’accettazione è avvenuta alle 8.20 del mattino, con la presentazione di una documentazione clinica grave e dettagliata. Nonostante ciò:
- le prime cure sono arrivate dopo circa tre ore (inserimento del catetere);
- l’ecografia è stata eseguita solo dopo cinque ore;
- la barella è stata finalmente consegnata intorno alle 16, dopo un’intera giornata trascorsa su una sedia o sdraiato a terra, su una coperta recuperata dalla moglie, con flebo già in corso.
“Non sono arrabbiata solo per mio marito – ha dichiarato Cecilia – ma per tutte le persone che erano lì ad aspettare, alcune anche dal giorno prima. C’è poco personale, chi lavora lo fa correndo. I dirigenti devono intervenire”.
Pronto soccorso sotto pressione: carenze strutturali e organico ridotto
Il caso è stato segnalato anche da Paolo Battisti, ex consigliere comunale di Senigallia ed esponente del Movimento 5 Stelle, che ha evidenziato come il problema non sia legato all’impegno degli operatori sanitari, ma a criticità strutturali ormai note:
- personale sanitario sotto organico;
- dotazioni diagnostiche insufficienti, come la carenza di TAC;
- assenza di un primario titolare del pronto soccorso, con un concorso ancora da indire.
“Il personale dell’ospedale di Senigallia fa un lavoro enorme – ha sottolineato Battisti – ma è lasciato solo, senza risorse adeguate”.
Un caso simbolo della crisi dei pronto soccorso italiani
L’episodio di Senigallia non rappresenta un’eccezione isolata, ma è sempre più spesso il riflesso di una crisi diffusa della sanità pubblica, soprattutto nei reparti di emergenza-urgenza. Pazienti oncologici, anziani e fragili continuano a pagare il prezzo più alto di ritardi, sovraffollamento e carenze organizzative.
Una situazione che solleva interrogativi urgenti sulla programmazione sanitaria, sulla tutela della dignità dei malati e sulla necessità di interventi strutturali immediati per evitare che simili episodi si ripetano.