Emergenza sanità. Lo sfogo di un gruppo di cittadini calabresi: il GOM di Reggio Calabria uno dei simboli del fallimento della sanità calabrese.

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Emergenza sanità. Lo sfogo di un gruppo di cittadini calabresi: il GOM di Reggio Calabria uno dei simboli del fallimento della sanità calabrese.

Il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria “Bianchi-Malacrino-Morelli” è l’emblema del fallimento della sanità calabrese, al netto dei commissariamenti e della tanto sbandierata fine degli stessi. Al netto dell’eccezione Cosenza, tutti gli ospedali calabresi, da Crotone a Catanzaro, da Vibo a Reggio, ed ancora peggio (forse) nella provincia di quest’ultimo, sono abbandonati a loro stessi nel più completo disinteresse amministrativo e sanitario. Sono il simbolo di un sistema sanitario che sta crollando, perché ogni giorno viene tradito il diritto alla salute dei cittadini calabresi.

La sanità calabrese è un fallimento certificato pagato con la pelle dei cittadini.

Da anni assistiamo allo stesso copione: annunci, commissariamenti, promesse tante e zero risultati concreti.

I fatti:

Carenza cronica di personale: le assunzioni di medici cubani (tanto decantati) sono state spacciate come soluzione del problema, in realtà non hanno risolto nulla, anzi, molti di questi professionisti lavorano in condizioni di sotto-pagamento, con il grosso del compenso che va al Governo cubano. È stata una misura tampone che nasconde il fallimento della programmazione Sanitaria Regionale.

Emigrazione sanitaria e professionale: i cittadini calabresi sono costretti ad andare a curarsi al Nord, così come i nostri medici ed infermieri facendo lo stesso percorso: poiché qui in Calabria non ci sono prospettive di crescita né professionale, né tutele e né stipendi che si possa dire dignitosi.

Liste d’attesa e di intervento: così come in tanti ospedali calabresi, anche e soprattutto al GOM di Reggio Calabria, i pazienti vengono curati da operatori che lavorano in condizioni al limite. La scarsità di personale, e di personale formato soprattutto, di materiale (presidi strumentali e farmaceutici anche di base latitano) inducono ad allungare tempi di attesa, sia in termini di diagnostica che di terapia (tempi di processamento e refertazione di esami istologici, di refertazione ed esecuzione di imaging e di conseguenza di inizio del percorso terapeutico sia esso chirurgico che chemioterapico).

Medicina del territorio: non esiste più una medicina del territorio che faccia da reale filtro per il “famoso” sistema di hub e spoke, affollando così i vari Pronto soccorso e di qua i reparti con pazienti ricoverati in sovrannumero in barella, indipendentemente dalle loro necessità di cura. Sempre al netto di strutture e di un personale non congruo in termini numerici a soddisfare una tale richiesta. Forse chi amministra non ha idea di cosa voglia dire vivere in corsia al fianco del paziente quasi senza soluzione di continuità. Forse non sanno che anche gli operatori sanitari non sono macchine ma esseri umani pronti all’errore, in ambito come quello della salute in cui l’errore non è previsto, poiché il sonno, la stanchezza mentale e fisica è dietro l’angolo ed i miracoli non sempre riescono. Non sempre va tutto per il meglio e quando si sbaglia ci si ritrova soli.

In sanità (pubblica soprattutto), serve avere visione e progettualità e conoscenza delle realtà territoriali. Cosa che nella nostra amata terra calabra manca più della sanità stessa. E’ sostanzialmente inutile nascondersi dietro alle canzoni di omerica memoria delle disastrose amministrazioni precedenti, dei commissariamenti praticamente inutili, dell’Europa cattiva che non ci aiuta, della criminalità organizzata, della burocrazia infinita, etc. etc. ma come avrebbero detto quelli bravi “quod factum est fieri nequit!”. Non si è mai ripartiti da zero dichiarando un fallimento reale delle varie “Aziende Ospedaliere”, come se salute e sanità si potessero piegare ad un fatto meramente economico, ma si è sempre insistito nello stesso solco con passaggi gattopardeschi cambiando tutto per non cambiare nulla. Il problema o meglio, l’esigenza di salute è adesso! I malati hanno necessità di cure in atto e non in fieri e magari, data la situazione economica attuale, a costo zero o quasi. Non tutti hanno la possibilità di effettuare una visita in tempi decenti pagando l’intramoenia o in alternativa mediante raccomandazioni o “amicizie”. Lo dice una persona che, in qualità di paziente oncologico, per fare una Tac di controllo trimestrale richiesta nel mese di gennaio 2026 “esattamente tre mesi dopo viene prenotata”: aprile 2027. Non chiediamo elemosine chiediamo solo il diritto alla salute così come sancito dalla nostra Costituzione. Quello che dovrebbe essere un Servizio Sanitario ricorda più un mercato. Pertanto, anni di annunci, sfilate, comizi di piazza, ma i risultati dove sono? Noi come cittadini non li vediamo. Ai politici, alla stampa, agli Ordini dei medici, diciamo di venire a passare qualche ora nei nostri Ospedali, parlate con chi ad esempio al Pronto Soccorso e aspetta una sedia da 8 ore, parlate con i medici e gli infermieri che lavorano oltre gli orari, senza neanche mezzi. Solo così, forse, capirete che qui non si tratta di disservizi, si tratta di vite umane. Soprattutto agli Ordini dei medici ed infermieri chiediamo di farsi portavoce delle condizioni dei sanitari che lavorano in Calabria e della loro fuga.

Chiediamo quindi con urgenza:

Piano di assunzioni vero con contratti dignitosi per medici, infermieri italiani e stranieri.

Trasparenza totale sui Fondi necessari per lavori di ammodernamento e acquisto di tecnologie adeguate (al GOM di Reggio Calabria, ad esempio, ci sono reparti chirurgici in cui la robotica è solo un capitolo di un manuale di chirurgia)

Noi cittadini Calabresi non chiediamo altro che assunzione di responsabilità politica da parte della Regione, basta con la propaganda becera ed autoreferenziale, siamo stanchi di sentire questo continuo blaterare vacuo. Se la Calabria vale meno di altre regioni, i nostri politici abbiano il coraggio di ammetterlo chiaramente. Se invece vale quanto le altre regioni, allora intervengano subito perché chi si ammala in Calabria ha gli stessi diritti di chi si ammala a Milano.

La pazienza dei cittadini, tanti, ormai è finita.

Lo sfogo di un gruppo di cittadini calabresi.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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