Falerna, il presidio che racconta la crisi del Paese tra caro carburante e dignità del lavoro

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Lo svincolo di Falerna è lo specchio del Paese: sul caro-carburante e sulla dignità del lavoro servono risposte concrete

Gli agricoltori in presidio a Falerna non chiedono elemosine, ma il diritto di produrre e lavorare senza andare in rovina.

Mentre in diversi territori le mobilitazioni si sono concluse, lo svincolo di Falerna resta un presidio attivo

Nelle ultime settimane, lo svincolo autostradale della A2 a Falerna è diventato l'epicentro simbolico di una crisi sociale insostenibile. I trattori a bordo strada, i camion fermi, le automobili in coda sono stati il segno tangibile di una realtà incontrovertibile: il costo della vita e della produzione ha travolto inesorabilmente chi con il proprio lavoro quotidiano tiene in piedi l'economia reale del Paese.

In diversi degli snodi principali della Calabria la voce dei lavoratori si è alzata in un grido di protesta unanime, talmente forte da scavalcare i confini regionali e farsi sentire in tutta la penisola.

E se negli ultimi giorni, in altre località i presidi si sono gradualmente sciolti e la circolazione dei mezzi pesanti è tornata alla normalità , allo svincolo di Falerna la mobilitazione non si è spenta: la presenza attiva degli agricoltori continua a presidiare l'area diventata ormai vero e proprio simbolo di resistenza sociale.

Protagonisti ora sono agricoltori e produttori, guidati da Matteo Talarico, presidente dell'associazione MTA, che lamentano, in particolare, di vedersi costretti a vendere i beni alimentari che producono a un prezzo inferiore rispetto a quanto spendono per realizzarli.

Infatti, mentre i costi che un'azienda deve sostenere continuano ad aumentare, i prezzi di vendita imposti dalla GDO (grande distribuzione organizzativa) puntano al ribasso. Gestire e mantenere una piccola azienda significa sostenere spese fisse, tasse e costi di gestione che crescono continuamente, al contrario dei guadagni, tanto che alcuni preferiscono “abbandonare” le loro terre.

Paradossalmente dunque, il produttore ha un guadagno irrisorio mentre il consumatore ultimo paga un prezzo smisurato. A pagare l'aumento dei prezzi sono dunque entrambi: il produttore prima e il consumatore dopo.

Occorre dunque un intervento pubblico strutturale per bloccare l'impennata del gasolio e delle fonti energetiche, che impedisca alle grandi compagnie petrolifere di accumulare extraprofitti sulle spalle di chi lavora; tutele normative stringenti che garantiscano prezzi equi ai lavoratori; contributi diretti e agevolazioni fiscali per le piccole aziende.

Sinistra Italiana non intende spegnere i riflettori su Falerna. Continueremo a camminare al fianco di chi non si arrende al carovita, mettendo al centro la giustizia sociale, la salvaguardia del nostro patrimonio agricolo e la dignità di chi produce ricchezza per il nostro territorio.

Nicole Mendicino, Presidente Provinciale Sinistra Italiana CZ

(Immagine illustrativa generata con IA)

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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