Fallisce il pastificio Antonio Amato, un altro pezzo d'Italia che se ne va

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Salerno, 20 luglio 2011– Questa mattina il Tribunale di Salerno ha dichiarato il fallimento de...

Salerno, 20 luglio 2011– Questa mattina il Tribunale di Salerno ha dichiarato il fallimento della società Antonio Amato. In questo modo, i giudici hanno bocciato l’ipotesi di concordato preventivo. Continuano a cadere sotto i colpi della crisi i pezzi storici dell’industria salernitana. Infatti, la storia del pastificio Antonio Amato ha inizio nel 1868, quando la famiglia Amato di Salerno rileva l'impianto di produzione Rinaldo trasformandolo in Rinaldo&Amato . Questa poi viene assorbita nella nuova società Antonio Amato & C. Molini e Pastifici S.p.A., costituita a Salerno nel giugno del 1958.


Le difficoltà economiche della società, nel dicembre 2009, si fanno insostenibili. Così il Pastificio salernitano decide di bloccare la produzione e annuncia la cassa integrazione per i suoi circa 140 dipendenti . A metà gennaio dell'anno successivo la famiglia Amato sigla ufficialmente l'accordo per la cessione dell'intero pacchetto azionario all'imprenditore siciliano Giovanni Giudice, dopo una serie di trattative che avevano visto interessarsi anche Garofalo e Colussi all'acquisto del pastificio salernitano.


Questo però non è servito a salvare il pastificio e, in questo modo, per i suoi lavoratori si apre un periodo difficile. Per Franco Tavella, segretario generale Cgil Salerno, “Il fallimento dell’ex Pastificio Amato è solo l’ultimo capitolo di un libro nero. Occorre adesso che tutte le parti lavorino insieme per salvaguardare un marchio storico della città di Salerno. La nostra provincia è stata colpita duramente dalla crisi, come testimoniano i dati sui posti di lavoro persi e l’aumento del 70% della cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Occorrerebbe far fronte ad una situazione così complicata con una maggiore attenzione da parte delle istituzioni nazionali e regionali che, invece, continuano a rispondere, come nel caso dei trasporti, con tagli penalizzanti per l’intera economia e per la provincia”.

Come ha spiegato Giuseppe Carotenuto, segretario generale Flai Cgil Salerno, “La Cgil aveva concluso, insieme alle altre organizzazione sindacali, un accordo per salvaguardare i livelli occupazionali, la produzione e rilanciare il marchio. Il fallimento rimette tutto in discussione. Auspichiamo, pertanto, al più presto un incontro col curatore fallimentare per chiedere il rispetto degli accordi presi in precedenza”.


Adesso tutto è nelle mani del curatore fallimentare: il commissario straordinario Amendola potrebbe ricoprire questo ruolo e cercherà il modo di mantenere i livelli occupazionali, la produzione (almeno sulla carta) potrebbe anche continuare, a meno di ulteriori problemi di natura giudiziaria.


Rosy Merola


 

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