Famiglia: via dicitura "genitore 1" e "genitore 2" dal sito del Viminale
Politica Lazio

Famiglia: via dicitura "genitore 1" e "genitore 2" dal sito del Viminale

venerdì 10 agosto, 2018

ROMA, 10 AGOSTO – Il ministro degli interni, Matteo Salvini, intervistato dal giornale cattolico online “La nuova bussola quotidiana”, ha svelato le prime mosse burocratiche della sua crociata a favore della cosiddetta “famiglia naturale”. “Mi era stato segnalato – ha affermato il vicepremier – che sul sito del ministero, sui moduli relativi alla carta d’identità elettronica, erano riportate le diciture ‘genitore 1 e genitore 2’; dunque, ho fatto subito modificare il sito, ripristinando la definizione ‘madre-padre’. Si tratta di un piccolo segnale, ma farò tutto quello che è possibile, in mio potere e legittimo, per difendere la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna”. [MORE]

Chiarissimo dunque il pensiero del ministro sul tema delle famiglie arcobaleno e l’intervista si è dunque spostata sulla questione della trascrizione dei matrimoni gay. A tal proposito, Salvini ha ricordato di avere chiesto un parere all’Avvocatura di Stato e di aver dato indicazione ai prefetti di ricorrere, manifestando la sua posizione fermamente contraria anche su questo aspetto. Il vicepremier non appare neppure preoccupato che sulla questione ci siano divergenze di opinione con gli alleati di governo del M5S: “Quella tra Lega e 5 Stelle è un’alleanza nata in maniera particolare: i movimenti restano diversi, abbiamo storie diverse e culture diverse, in particolare sui temi etici; è per questo che nel contratto di governo sulla maggior parte dei temi sensibili non è stato previsto alcunché, avendo noi posizioni diverse. La Lega resta infatti favorevole alla libertà di educazione, al diritto alla vita, alla difesa della famiglia naturale, ma siccome i nostri alleati non sempre la pensano come noi accontentiamoci che non vengano fatti altri danni. Resto comunque pienamente soddisfatto di quest’alleanza, che rifarei anche domattina”.

Proseguendo la sua digressione sui temi etici, Salvini è passato a discorrere di alcune proposte in cantiere. “Sto seriamente pensando di ricreare una Consulta per l’Islam, anche perché ci sono realtà islamiche propositive che vedono nella Lega un punto di riferimento”. Il suo riferimento è a quell’organismo, di carattere consultivo, del Ministero dell'Interno, composto dietro nomina ministeriale da alcuni personaggi ritenuti autorevoli rappresentanti dell’Islam in Italia, che fu istituito nel 2005, poi riformato e trasformato nel 2010 e nel 2016. In quest’ultimo caso, fu il ministro Alfano ad istituire un “Consiglio per le relazioni con l’Islam”, con l’obiettivo di “creare un Islam italiano legittimo e civilizzato” attraverso la formazione degli imam con il contributo del ministero dell’interno e delle università statali, l’uso dell’italiano nei sermoni ed il dialogo inter-religioso ed inter-culturale territoriale, includendo l’accesso dei non-musulmani ai luoghi di preghiera. Già all’epoca, tuttavia, tale struttura ha sollevato varie critiche da parte del mondo islamico, a causa di quella che è stata ritenuta un’impostazione securitaria e paternalista della religione e di quello che è stato visto come un commissariamento da parte di personalità non elette e non realmente rappresentative. Sul velo integrale, invece, Salvini ha precisato che “in effetti la legge che lo vieta già ci sarebbe, in Regione Lombardia l’abbiamo ribadita all’interno degli ospedali e dei locali pubblici”. Il ministro ha inteso fare probabilmente riferimento all’art. 5 della l. n. 152 del 1975, la cosiddetta “legge Reale” sull’ordine pubblico, risalente agli anni di piombo, quando il Paese dovette fronteggiare numerosi atti terroristici di matrice politica. Tale articolo della normativa vieta l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. Il niqab o il burqa potrebbero in effetti rientrare tra quei mezzi che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona, tuttavia il loro utilizzo – di carattere religioso – rientrerebbe tra quei “giustificati motivi” cui fa riferimento l’eccezione prevista nella clausola finale della medesima norma. Al di là dei motivi di sicurezza, comunque, Salvini ha precisato che la sua contrarietà all’utilizzo di quegli indumenti religiosi “dipende anche da un motivo culturale, perché il velo integrale è una forma di sopraffazione sulla donna da ritenere inaccettabile”.

Matteo Salvini ha poi concluso l’intervista annunciando anche il nuovo obiettivo economico di introduzione del cosiddetto quoziente familiare, un sistema di aliquote progressive che ridurrebbe il carico fiscale al crescere dei componenti della famiglia, “in modo da premiare la natalità e la scommessa sul futuro”. Che sia per le famiglie o meno, l’intenzione generale resta quella di ridurre il cuneo fiscale: “Vogliamo sostenere la parte produttiva attraverso un abbassamento delle tasse: se già riusciamo ad aiutare le partite IVA, i produttori, i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori, facciamo un primo passo. Certamente non sarebbe risolutivo, ma l’obiettivo, come detto, è quello di rendere il nucleo familiare un soggetto fiscalmente riconosciuto”.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: zz7.it


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