Femminicidio di Ornella Forastefano, monsignor Savino richiama la Chiesa alle proprie responsabilità

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Il vicepresidente della Cei invita a superare definitivamente una cultura che ha confuso la pazienza con la sottomissione e ribadisce che nessun matrimonio può essere difeso sacrificando la sicurezza di una donna

Il femminicidio di Ornella Forastefano, avvenuto nella notte di Ferragosto nel Cosentino, ha provocato una presa di posizione netta da parte di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana e vescovo di Cassano allo Ionio.

In una lettera pastorale, il presule non si limita a esprimere dolore e vicinanza alla famiglia della vittima, ma invita anche gli uomini di Chiesa a compiere un profondo esame di coscienza. Il suo messaggio denuncia quelle interpretazioni religiose che, per molto tempo, hanno spinto alcune donne a sopportare relazioni violente nel tentativo di salvare il matrimonio a ogni costo.

Il ricordo di Ornella Forastefano

Ornella Forastefano aveva 46 anni. È stata trovata in condizioni disperate all’esterno del pronto soccorso dell’ospedale di Trebisacce e i tentativi dei sanitari di salvarla si sono rivelati inutili. Sul corpo della donna sarebbero state riscontrate gravi lesioni.

Le indagini sono coordinate dalla Procura di Castrovillari. Il compagno della donna è stato sottoposto a fermo e la sua posizione è al vaglio degli inquirenti, ai quali spetta ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e accertare ogni responsabilità. RaiNews

Monsignor Savino ha scelto di pronunciare apertamente il nome della vittima per evitare che Ornella diventi soltanto un altro numero nelle statistiche sulla violenza contro le donne. Secondo il vescovo, la frequenza con cui vengono raccontati casi simili rischia infatti di produrre assuefazione e di indebolire la capacità della società di indignarsi.

Il richiamo alla responsabilità della Chiesa

La parte più significativa della lettera riguarda il ruolo avuto, nel corso dei secoli, da una certa predicazione religiosa. Savino riconosce che alle donne è stata talvolta raccomandata la sopportazione anche davanti a comportamenti lesivi della loro dignità e sicurezza.

Il vicepresidente della Cei sottolinea che quella stagione deve considerarsi definitivamente conclusa. La tutela della vita e dell’incolumità di una donna viene prima della conservazione formale di un matrimonio o di una convivenza caratterizzata dalla violenza.

Il messaggio rappresenta anche un invito alle comunità cristiane a non rimanere passive. Parrocchie, sacerdoti e operatori pastorali sono chiamati a riconoscere le situazioni di pericolo, ascoltare senza giudicare e indirizzare le vittime verso persone e strutture in grado di offrire un aiuto concreto.

La Bibbia non giustifica il dominio sulla donna

Nella sua riflessione monsignor Savino richiama anche le Sacre Scritture, ricordando che uomo e donna condividono la stessa dignità. Il riferimento della Genesi al dominio dell’uomo sulla donna non dovrebbe essere interpretato come un modello stabilito da Dio, ma come la descrizione di una frattura nei rapporti umani.

Trasformare quella frase in una giustificazione della subordinazione femminile, secondo il presule, è stato un grave errore culturale e religioso, i cui effetti continuano ancora oggi a pesare sulla società.

Il contrasto alla violenza di genere passa quindi anche attraverso un linguaggio religioso responsabile, capace di promuovere libertà, rispetto reciproco e uguaglianza.

I primi segnali di una relazione violenta

La violenza non comincia necessariamente con un’aggressione fisica. Può manifestarsi molto prima attraverso atteggiamenti che vengono erroneamente scambiati per amore, gelosia o preoccupazione.

Tra i principali segnali di una relazione violenta possono esserci:

  • il controllo costante del telefono e dei messaggi;
  • l’allontanamento progressivo da amici e familiari;
  • le umiliazioni in pubblico o in privato;
  • la gestione del denaro come mezzo di dipendenza;
  • le minacce e i ricatti emotivi;
  • la limitazione della libertà personale;
  • gli scatti d’ira e le intimidazioni.

Riconoscere questi comportamenti è fondamentale per intervenire prima che il controllo psicologico, economico o sociale possa trasformarsi in una forma ancora più grave di violenza.

Il no alle strumentalizzazioni contro gli stranieri

Monsignor Savino affronta anche la nazionalità dell’uomo coinvolto nell’inchiesta, invitando a non utilizzare la tragedia per alimentare ostilità o pregiudizi contro le persone straniere.

La violenza sulle donne non appartiene a un singolo popolo, a una cultura specifica o a una determinata classe sociale. È un fenomeno trasversale che può verificarsi in qualsiasi ambiente. Ricondurlo esclusivamente all’origine geografica di una persona significherebbe distogliere l’attenzione dalle sue radici profonde, legate soprattutto al possesso, al controllo e alla disuguaglianza nei rapporti.

L’appello alle donne che vivono nella paura

La lettera si conclude con un appello rivolto alle donne che stanno vivendo una situazione di paura. Chiedere aiuto non rappresenta una debolezza né un fallimento personale, ma un gesto di coraggio e protezione verso se stesse e, quando presenti, verso i propri figli.

Chi subisce violenza domestica, maltrattamenti o stalking può contattare il 1522, il servizio pubblico gratuito attivo 24 ore su 24. È possibile ricevere ascolto e orientamento anche attraverso la chat disponibile sul sito ufficiale del 1522.

Il messaggio di monsignor Savino va dunque oltre il cordoglio per la morte di Ornella Forastefano: richiama la Chiesa e l’intera comunità alla responsabilità di riconoscere la violenza, contrastarla senza ambiguità e non lasciare mai sola una donna che chiede aiuto.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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