Una serata magica in nome dell’amore e della grande musica d’autore che racconta le sfaccettature di questo sentimento. Sarà questo Bacharach in Love, lo spettacolo che prenderà vita venerdì 18 settembre a Palazzo Mazza (Borgia), per l’anteprima estiva della XXIII Edizione del Festival d’Autunno: la rassegna ideata e diretta da Antonietta Santacroce rende omaggio, con una Prima Assoluta, a un artista che ha conquistato tre premi oscar con le sue iconiche colonne sonore. Il concerto vedrà l’esecuzione di un trio unico nel panorama cameristico italiano: Renato Geremicca (voce), Luca Bonucci (pianoforte) e Massimo Ghetti (flauto). Quest’ultimo racconterà meglio il processo creativo dietro l’esibizione.
Com’è nato il concetto di Bacharach in Love?
L’idea nasce da Annalisa Mannarini, la pianista con cui suono in duo da diversi anni. È una grande amante di Burt Bacharach e avrebbe dovuto far parte del trio, ma un infortunio l’ha costretta a fermarsi. Titolo e repertorio sono farina del suo sacco. Io, appena il progetto ha preso forma, ho pensato subito a Renato per la voce. Lo conosco da quasi vent’anni: oltre a essere un cantante di grande livello, è un comunicatore naturale. Mi è sembrata l’occasione perfetta per lavorare con un amico, anche alla luce dei suoi trascorsi artistici.
Si tratta di un rapporto musicale inedito o avete già avuto modo di collaborare?
Ci siamo conosciuti nel 2008, quando portavo in giro con il Trio Eccentrico uno spettacolo dedicato a Federico Fellini. Mi fu segnalato da una mia amica violoncellista di Bologna e si rivelò perfetto per quella situazione. A sostituire Annalisa sarà Luca Bonucci, fenomeno della tastiera: suono con lui da una vita e ogni volta mi ricorda Bollani per la confidenza assoluta con lo strumento e per la libertà con cui trasforma un’idea in musica, anche all’improvviso. Ha suonato il jazz e il pop, ama l’aspetto comico della musica, è un personaggio di una vitalità rara. Sarà bellissimo portare questo progetto in Calabria con due persone che stimo profondamente e a cui sono legato da un affetto sincero.
Com’è stato riarrangiare i brani per questo trio? Quali sono state le difficoltà ma anche le parti divertenti di lavorare sul repertorio che porterete in concerto?
A volte nel pop la confezione è bellissima, ma il contenuto non è all’altezza di ciò che promette. Con Bacharach accade l’opposto. La sua scrittura essenziale non lascia mai la sensazione di mancare nulla. Nelle mie parti, al di là dei riff e di qualche improvvisazione, costruisco dei controcanti come se fossi una seconda voce che accompagna Renato. Il cuore del brano è già tutto nella pagina del compositore, anche se mancano le timbriche e i colori di una band di dieci strumentisti. Eppure la canzone non perde nulla: anzi, il contenuto arriva più diretto, senza i fuochi d’artificio degli organici più numerosi.
Cosa tira fuori interpretare le partiture di un artista di questo calibro, che è stato già eseguito da grandi nomi del panorama internazionale?
Quando hai davanti uno spartito, in realtà, hai solo dell’inchiostro su carta. Diventa musica nel momento in cui lo esegui e lo esprimi, perché l’interprete mette sempre una parte di sé in quelle note e finisce per dialogare con la scrittura dell’autore. Le parti di Bacharach, più che al pop, si avvicinano a un repertorio classico, e questo rende l’interpretazione sorprendentemente naturale. Il nostro trio condivide un background di ascolti che ci ha formati allo stesso modo: ad esempio citerei Pat Metheny, Chick Corea, Herbie Hancock. Questa affinità ci mette subito in connessione. Abbiamo una ricerca armonica e timbrica comune, e Bacharach si presta moltissimo a questo tipo di approccio, rendendo l’arrangiamento ancora più sfizioso.
Come si declina invece l’aspetto in Love? Come sono stati selezionati i brani dedicati all’amore?
La selezione musicale è stata curata principalmente da Renato. Abbiamo scelto i brani che funzionavano meglio con questo organico, ed è stato un lavoro piuttosto tecnico. Non sarà un concerto costruito come una sequenza di canzoni una dietro l’altra: ci sarà uno slideshow di foto di Bacharach che Renato guiderà durante la serata e anche un’altra piccola sorpresa che contribuirà al racconto. Abbiamo tenuto conto anche di questo aspetto, perché un cantante, quando parla e poi torna a cantare, usa la voce in modo diverso.
Qual è il brano che lei apprezza di più, più vicino alla sua concezione dell’amore?
Alfie sicuramente è il più vicino al mio gusto sia a livello melodico che armonico, mi è piaciuto subito, quasi non abbiamo dovuto fare nessun arrangiamento e Renato la interpreta benissimo.
Cosa può aspettarsi il pubblico da questa serata?
Ci sono delle chicche che preferisco non svelare. E poi c’è Luca Bonucci: è talmente libero nell’esprimere sé stesso e la musica che interpreta che so già che riuscirà a sorprendere anche me durante il concerto. Sarà una serata di musica viva, che cambierà persino rispetto all’ultima prova, perché il pubblico, l’atmosfera e l’acustica contribuiranno a creare ciò che rende speciale il live. Un’esperienza unica sia per chi suona che per chi è seduto in platea.
Giuseppe Panella