Festival d’Autunno, con Finché giudice non ci separi la risata incontra le emozioni

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Si può ridere di una separazione, delle sue conseguenze e delle ferite che lascia? È la magia che si crea a teatro, soprattutto quando la comicità riesce a raccontare le contraddizioni dell’esistenza senza banalizzarle. È quanto accade con Finché giudice non ci separi, la commedia con Biagio Izzo che ieri sera ha conquistato il pubblico del Teatro Politeama di Catanzaro, per la XXIII edizione del Festival d’Autunno. Ideata e diretta da Antonietta Santacroce, la manifestazione è sostenuta dalla Regione Calabria, per Calabria Straordinaria, con risorse PAC 2014/20 – FUNT Eventi culturali di pregio.

Ridere delle fragilità

Divertente e attraversata da una sottile malinconia, la commedia affronta la fine dei rapporti, la solitudine e la difficoltà di ricominciare, affidando alla risata il compito di mettere in luce le fragilità dei suoi protagonisti.

Quattro uomini, una ripartenza

Al centro della vicenda ci sono quattro uomini separati. Massimo, libraio antiquario interpretato da Biagio Izzo, sta vivendo un momento particolarmente difficile: ha perso la casa, attraversa problemi economici e il rapporto con la figlia si è compromesso. La sua nuova sistemazione è un sottoscala malridotto, con le pareti segnate dall’umidità. Una macchia, in particolare, assume le sembianze di un volto femminile, che Massimo ha ribattezzato ironicamente «La Gioconda». In questo scenario tutt’altro che accogliente può però contare sugli amici Mauro, Roberto e Paolo, anche loro alle prese con le conseguenze delle rispettive separazioni. Le loro personalità, molto diverse, danno vita a un rapporto vivace, fatto di battute, incomprensioni e reciproche provocazioni.

Quando la risata lascia spazio alle emozioni

È proprio dall’intesa tra i quattro interpreti che prende forma l’equilibrio della commedia. I dialoghi e le contraddizioni dei personaggi si intrecciano in un gioco di reazioni e schermaglie, nel quale ciascuno finisce spesso per offrire consigli agli altri senza riuscire a risolvere i propri problemi.

Le situazioni paradossali si susseguono, strappando al pubblico risate frequenti. Con l’ingresso di Sylvie, interpretata da Carla Ferraro, la vicenda cambia progressivamente tono e lascia emergere una dimensione più intima.

Da quel momento trovano spazio le storie personali dei protagonisti, le esperienze e le fragilità che ciascuno porta con sé. Il rapporto tra i quattro acquista così maggiore profondità e rivela un legame che va oltre le battute e le schermaglie quotidiane. L’ironia continua ad accompagnare il racconto, intrecciandosi con sfumature più intime e una partecipazione emotiva crescente.

Rimettere insieme i pezzi

Tra i momenti più divertenti c’è il tentativo dei quattro di montare una libreria. Un’impresa domestica che si trasforma in una sequenza di contrattempi e irresistibili incomprensioni, nella quale le difficoltà di assemblare i vari pezzi richiamano quelle dei protagonisti, impegnati a rimettere insieme le proprie vite e guardare a un futuro diverso. Una scena che restituisce bene la capacità dello spettacolo di far convivere leggerezza e malinconia, senza appesantire la narrazione.

Biagio Izzo, oltre la comicità

In questo equilibrio si distingue la prova di Biagio Izzo. Con Massimo, l’attore mostra una sensibilità interpretativa che affianca alla sua riconoscibile vena comica una notevole intensità emotiva. Se inizialmente conquista con la leggerezza e la vivacità che lo contraddistinguono, con il procedere della vicenda la sua recitazione cambia registro: il dolore di un uomo che sente di aver perduto i riferimenti fondamentali della propria esistenza emerge con sempre maggiore forza.

Izzo si trasforma, lasciando affiorare la vulnerabilità del personaggio fino a raggiungere momenti di autentica intensità drammatica, senza mai eccedere. È proprio questa evoluzione a rendere la sua prova particolarmente convincente. L’attore napoletano riesce a conquistare il pubblico prima con la leggerezza, poi con una partecipazione emotiva sempre più intensa.

Un’intesa che funziona

Al suo fianco, Augusto Fornari, Roberto Giordano e Ciro Pauciullo danno consistenza a un gruppo nel quale nessuno resta sullo sfondo. I loro personaggi hanno una propria identità e contribuiscono, con tempi comici e personalità differenti, a costruire un’intesa scenica che sostiene l’intera rappresentazione. La regia di Augusto Fornari accompagna con equilibrio i diversi registri della commedia, valorizzando i tempi comici, il dialogo tra i personaggi e il progressivo emergere delle loro fragilità. Una conduzione attenta, che sostiene il lavoro d’insieme e rende naturale il passaggio dai momenti più divertenti a quelli di maggiore intensità emotiva.

Carla Ferraro, interprete della giudice Sylvie, dà vita anche alla vicina di casa di Massimo, aggiungendo vivacità alla rappresentazione. La scenografia, essenziale ma curata, ricostruisce l’appartamento di Massimo come uno spazio domestico credibile, nel quale si concentrano gli incontri e le tensioni dei protagonisti.

La forza di ricominciare

A tenere insieme le diverse vicende è soprattutto il valore dell’amicizia, che dà alla commedia il suo significato più profondo. Il finale restituisce alla storia una prospettiva più tenera, senza ricorrere a facili soluzioni consolatorie. Le ferite non scompaiono e le difficoltà non si dissolvono, ma proprio in questo legame e nella capacità di guardarsi con un po’ di ironia i protagonisti possono trovare la forza per ripartire.

Finché giudice non ci separi dimostra che si può parlare di solitudine e di dolore senza rinunciare alla leggerezza. E che la comicità, quando incontra interpreti capaci di darle profondità, può diventare un modo intelligente e umano per raccontare le difficoltà di ricominciare, soprattutto quando si può contare su qualcuno disposto a restare al proprio fianco. L’alternanza tra ironia e momenti di intensa partecipazione emotiva ha lasciato un segno profondo nel pubblico, che al termine dello spettacolo ha tributato agli attori un caloroso applauso che suggella una serata di grande intensità, terminata con la consegna del Cavatore d’Argento realizzato per il Festival d’Autunno.

I prossimi appuntamenti

Il Festival d’Autunno prosegue in questo week end con due appuntamenti che spaziano dalla danza contemporanea al grande jazz internazionale, offrendo al pubblico occasioni di incontro con linguaggi artistici e interpreti di primo piano.

Venerdì 6 novembre, alle ore 19, all’Oratorio del Carmine, sarà protagonista Roberto Zappalà, tra i più importanti esponenti della danza contemporanea italiana, con Corpi Liturgici, spettacolo dedicato a San Francesco d’Assisi nell’ottocentesimo anniversario della sua morte.

Sabato 7 novembre, alle ore 21, al Teatro Politeama, arriverà una delle più straordinarie voci del jazz mondiale: Dee Dee Bridgewater, che porterà in scena WE EXIST!, un concerto che va oltre la dimensione musicale per farsi racconto di libertà, identità e speranza.

I biglietti del Festival

I biglietti per assistere agli spettacoli sono disponibili nella segreteria del Festival a Catanzaro (di fronte al Teatro Politeama), su www.festivaldautunno.com e presso tutte le rivendite autorizzate del circuito TicketOne. Per eventuali informazioni contattare il numero 351/7976071


Giuseppe Panella


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Scritto da Giuseppe Panella

Giornalista di InfoOggi

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