Festival d’Autunno, Vinicio Capossela lascia il segno con una serata di musica e poesia

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«Una ballad opera contro l’indifferenza e la mansuetudine». Vinicio Capossela definisce così E morte non avrà dominio, lo spettacolo presentato al Teatro Politeama di Catanzaro per la XXIII edizione del Festival d’Autunno, ideato e diretto da Antonietta Santacroce. Musica, poesia e teatro si uniscono in un racconto che dà voce agli esclusi, interroga il tempo che passa e richiama la responsabilità di non restare indifferenti davanti alle vite degli altri. È proprio nell’incontro tra linguaggi diversi che lo spettacolo cerca la propria cifra espressiva.

«Vinicio Capossela ancora una volta riesce a sorprenderci, regalandoci due ore di emozioni allo stato puro», ha dichiarato la direttrice artistica. Quindici canzoni inedite e il coraggio da vero uomo del sud di perseguire i propri progetti e di rinnovarsi continuamente pur rimanendo fedele a sé stesso. Musica, visioni e meraviglia, il titolo del cartellone di quest’anno, non poteva trovare sintesi migliore e la consegna del Cavatore d’Argento realizzato da Michele Affidato lo ha voluto sottolineare ulteriormente».

Inserito nella XXIII edizione del Festival d’Autunno e sostenuto dalla Regione Calabria nell’ambito delle Risorse PAC 2014/2020 – FUNT, Eventi turistici di pregio, lo spettacolo si è rivelato una risposta lungimirante a un’esigenza collettiva di riflessione, alla quale il teatro non può e non deve sottrarsi. Uno spettacolo bello, ma soprattutto necessario, capace di trasformare la forza dell’arte in un’occasione per interrogare la coscienza di tutti.

La radio per parlare con gli assenti

All’origine del progetto c’è l’amicizia con Renato Striglia, dj radiofonico scomparso nel 2020, e il lavoro rimasto incompiuto intorno a Under Milk Wood, il radiodramma di Dylan Thomas ambientato in un immaginario villaggio gallese. Da questo legame è nato uno spettacolo in cui la radio diventa molto più di un richiamo al passato: è il luogo in cui le voci continuano a esistere, sottraendosi per un momento all’assenza.

Non solo le voci sulla scena, ma anche quelle registrate di Ornella Vanoni, Paolo Rossi, Nada, Luciana Littizzetto e Geppi Cucciari, si sono inserite nel racconto e ne hanno moltiplicato le presenze. La memoria non è stata evocata soltanto attraverso il ricordo, ma resa presente da voci che tornano a dialogare con chi è ancora sulla scena. La radio ha assunto così una funzione drammaturgica, mettendo in relazione tempi diversi e trasformando l’assenza in una presenza percepibile.

Il rapporto tra i due protagonisti è stato uno degli elementi centrali della rappresentazione. Capossela ha alternato canto e recitazione, passando dalla malinconia della ballata a un’espressività più aspra e ironica; Capovilla, con la sua vocalità ruvida e incisiva, ha dato voce a Striglia, a Dylan Thomas e al Capitano Gatto. Le differenze tra le loro interpretazioni hanno alimentato il racconto: al canto di Capossela, capace di passare dalla malinconia all’ironia, si è affiancata la parola di Capovilla, più ruvida e teatrale.

Le loro interpretazioni si sono incontrate e contrapposte di continuo: il canto e la parola parlata hanno contribuito a un racconto in cui il significato passa anche attraverso il suono e le inflessioni. È in questo confronto, più che nella semplice alternanza tra musica e recitazione, che si misura una delle qualità dello spettacolo: la possibilità di raccontare attraverso voci e registri espressivi differenti.

La musica e l’epica degli sconfitti

A sostenere questo universo contribuisce una scenografia che non ha fatto da semplice sfondo, ma ha partecipato alla costruzione del racconto. Giuliano Spinelli ha disposto tralicci, vecchie radio e oggetti quotidiani in un paesaggio sospeso. La vasca da bagno ha cambiato funzione e significato, diventando di volta in volta letto, bara o imbarcazione: una trasformazione scenica che richiama la precarietà dell’esistenza e rende visibile l’instabilità del confine tra vita, morte e viaggio. Gli oggetti non restano elementi decorativi, ma assumono significati diversi nel corso della rappresentazione.

Anche la musica ha seguito questa continua trasformazione. Blues, swing, folk e rock sono stati i territori musicali in cui si è mossa la band, non come semplice accompagnamento, ma come parte integrante della costruzione teatrale. Alessandro “Asso” Stefana alle chitarre e al banjo, Vincenzo Vasi al theremin, alla batteria e al sampler, Raffaele Tiseo al violino e all’organo, Riccardo Loda al contrabbasso, insieme alle voci di Leandra Bordone, Gaia Barco ed Elvis Zini, hanno dato corpo e ritmo alle diverse atmosfere. La varietà degli strumenti e dei registri musicali hanno contribuito così a definire un universo sonoro che accompagna le trasformazioni del racconto.

È stato attraverso l’intreccio di suoni e parole che hanno forma i beautiful losers di Capossela: personaggi irregolari, vite marginali, sconfitti soltanto secondo i parametri di una società ossessionata dal successo e dalla produttività. La loro condizione è diventata una prospettiva da cui osservare criticamente il presente: ciò che la società considera fallimento può rivelare le contraddizioni dei modelli dominanti.

Il gioco verbale tra «pulizia» e «polizia», la frase «La casa più pulita è quella senza vita» e l’amara constatazione «Fare un deserto e chiamarlo pace» hanno messo in discussione l’idea di un ordine ottenuto attraverso l’esclusione e la violenza. Le parole hanno mostrato quanto facilmente la promessa di sicurezza possa nascondere la negazione dell’altro.

È così che Ai cancelli dell’Eden si è caricata del dolore per le vittime innocenti delle guerre, soprattutto i bambini. L’omaggio alla Palestina affidato a Capovilla nel finale ha ricondotto la denuncia alla sofferenza concreta delle vittime, dando una dimensione contemporanea al tema dell’esclusione e della violenza. La riflessione non è stata confinata a un universo poetico o immaginario, ma si è misurata con le tragedie del presente.

Il tempo che resta sospeso

Dalla denuncia del presente lo spettacolo è tornato a una dimensione più intima, senza abbandonare il tema della perdita. Accanto alla morte, infatti, ha messo al centro l’amore, inteso come esperienza capace di interrompere, almeno per un istante, il corso ordinario del tempo. «Solo gli amanti inceppano le lancette»: in questa immagine la fragilità dei sentimenti convive con la possibilità di resistere al tempo che consuma ogni cosa. La dimensione privata non interrompe il discorso sulla perdita, ma ne mostra un altro volto: quello di ciò che, pur essendo fragile, continua a opporsi alla fine.

Il finale e il bis

La conclusione dello spettacolo è stata accolta da lunghi applausi, che hanno accompagnato Capossela anche nel suo ritorno sul palco per il bis. Con All’una e trentacinque circa e Milk Wood Bar, insieme al ricordo Vincenzo Costantino “Cinaski”, il musicista ha prolungato ancora per qualche minuto il dialogo tra memoria e presente.

È stato il verso della poesia Splendessero lanterne di Dylan Thomas «La palla che lanciai giocando nel parco / Non è ancora scesa al suolo» a racchiudere forse meglio il senso della rappresentazione. L’ultimo gesto di Capossela, prima di lasciare il palcoscenico, è stato quello di lanciare verso l’alto una palla legata da un filo quasi impercettibile. Un’immagine che racchiude qualcosa che il tempo non ha cancellato, un ricordo che continua a vivere dentro di noi.

Il lungo applauso del pubblico ha suggellato una serata di grande intensità, confermando ancora una volta la qualità delle proposte culturali di questa edizione del Festival.

Gonzalo Rubalcaba e Pino Daniele

Il Festival d’Autunno proseguirà venerdì 30 ottobre, alle ore 21, al Teatro Politeama di Catanzaro con Gonzalo plays Pino in cui Rubalcaba, uno dei più grandi pianisti del jazz contemporaneo, si confronta con l’eredità musicale di Pino Daniele in un concerto che creerà un dialogo tra culture musicali diverse.

I biglietti del Festival

I biglietti sono disponibili nella segreteria del Festival a Catanzaro (di fronte al Teatro Politeama), su www.festivaldautunno.com e presso tutte le rivendite autorizzate del circuito TicketOne. Per eventuali informazioni contattare il numero 351/7976071

Giuseppe Panella

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Scritto da Giuseppe Panella

Giornalista di InfoOggi

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