Fiat disdice tutti gli accordi sindacali

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ROMA, 21 NOVEMBRE 2011 - Fiat Group Automobiles ha scritto una lettera ai sindacati con la quale ha ...

ROMA, 21 NOVEMBRE 2011 - Fiat Group Automobiles ha scritto una lettera ai sindacati con la quale ha disdetto dal 1° gennaio 2012 ogni accordo vigente e «ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto» in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. L’azienda si dice comunque disponibile «a promuovere incontri per finalizzare e valutare le conseguenze del recesso» e «alla eventuale predisposizione di nuove intese collettive».

Queste le parole con cui Fiat informa le organizzazioni sindacali nello stesso giorno dell’intervento dell’amministratore delegato Sergio Marchionne alla conferenza degli industriali britannici. «Se Fiat avesse continuato a investire solo in Italia i rischi sarebbero stati enormi, alte spese non condivise, volumi insufficienti e alti costi di produzione. Grazie al legame con Chrysler, Fiat – ha proseguito Marchionne - avrà accesso a mercati extraeuropei e condividerà gli investimenti nello sviluppo di architetture che hanno un’applicazione parallela in Nord America».

Dura la reazione della Federazione Impiegati Operai Metallurgici: «Andremo avanti con azioni penali e denunce. Finché lo statuto dei lavoratori c’è la Fiat non può decidere quali sindacati stanno in fabbrica e quali no». Decisa anche la reazione di Cgil: «Ancora una conferma del carattere destabilizzante delle scelte che l’azienda continua a compiere». In difesa dei lavoratori anche l’Idv di Di Pietro, che afferma: «Fiat abbandona il Paese, governo chieda di rivedere la decisione».

Dura realtà questa. Un tempo la storica azienda torinese era un vanto per i suoi dipendenti, lavorare alla Fiat era quasi un segno distintivo di rispettabilità e anche ricchezza, perché “chi sta alla Fiat sta bene”. Forse prima. Di certo ora no.

Annachiara Cagnazzo
 

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