Fiorella Mannoia e l'orgoglio meridionale sul palco: "Il Sud derubato e saccheggiato"

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CATANZARO, 29 MARZO 2015 - "Prima o poi la verità viene fuori". E così, fra un brano e...

CATANZARO, 29 MARZO 2015 - "Prima o poi la verità viene fuori". E così, fra un brano e l'altro della sua esibizione che fonde musica e parole in armonie, Fiorella Mannoia ha voluto introdurre un momento di condivisione con i suoi fans, in quel di Catanzaro, di un pensiero.
Un pensiero che stride con la storia letta ed insegnata ai più, verità ribelle di un orgoglio meridionale represso ma mai sopito, che la Mannoia ha voluto raccontare alla sua platea. Il riferimento corre a 150 e qualche in più anni fa, epoca in cui il popolo d'Italia, dall'Alpe in Sicilia, ridente tutto si fondeva in un'unica speme. O forse rideva perlopiù qualcuno, mentre altri vedevano soffocata la propria indipendenza, secondo la dichiarazione d'amore al Sud che la cantante nata a Roma rivolge ad una platea che più meridionale non si può.

Facendo riferimento a Terroni, libro di Pino Aprile che racconta ciò che non sarebbe stato raccontato sull'unificazione del Regno d'Italia, Fiorella Mannoia si esprime così: "Ho scoperto da questo libro che il nostro Sud non era un Sud povero e straccione in attesa di essere liberato, unificato, non lo era per niente". Anni di storia studiata sui banchi di scuola, di eterne e chissà quanto arcaiche questioni meridionali, non risponderebbero al vero, per quanto è vero che la storia la scrivono i vincitori sui vinti. E vinto fu il Regno delle Due Sicilie, avamposto mediterraneo d'Europa di eccellenze e prosperità: "il nostro Sud era ricco, moderno più degli altri Paesi europei e di fatto è stato saccheggiato, depresso, derubato", continua la Mannoia. Che poi volge lo sguardo verso una visione del mondo più ampia, intercettando quel filo conduttore comune, intriso della sofferenza recondita di chi è abituato ad essere sempre considerato Sud di qualche altro Nord, palla al piede di una locomotiva che se non corre è sempre per colpa dell'ennesimo meridione, fratello minore che non vuol crescere. "Il nostro Sud", continua Fiorella, "ha diviso lo stesso destino che ha il resto del Sud del mondo: e i briganti non erano dei delinquenti ma erano dei resistenti. Io tutto questo l'ho scoperto in questo libro e poi lo sguardo si é allargato a tutto il Sud del mondo che purtroppo ha lo stesso destino, il latinoamericano e quale continente, il continente più depresso, il più derubato, il più saccheggiato, il continente africano. Allora ho registrato questo disco e c'è messo dentro un po di tutto". E ha dedicato cinquanta secondi della propria popolarità per lanciare il messaggio alla coscienza d'ogni meridionale che, svilito e e svuotato nell'anima, s'accontenta d'esser considerato una 'questione'.

In effetti, innegabile è il fermento che negli ambienti culturali meridionali sta via via creandosi su una revisione della storia non scritta (ma testimoniata) della nascita del Regno d'Italia, progressivamente considerata da tali ambienti, non come una vera e propria unificazione bensì come un'occupazione piemontese. E quanto quest'idea stia scatenando di pari passo un orgoglio identitario forte ma comunque costruttivo, lo testimonia la nascita di MO!, lista civica guidata dal giornalista napoletano Marco Esposito che correrà alle prossime regionali campane, e di altri numerosi circoli culturali che mirano alla riscoperta di ciò che andrebbe perso sul regno borbonico. Da qui a posizioni anche più estreme di indipendentismo, ma sempre con un tema portante: la rinascita del Sud attraverso la forza che il Sud può trarre da sè stesso. Forza che nasce dalla consapevolezza d'esser stati magni, culla dell'ingegno e della cultura classica della Magna Grecia, grandezza che s'è tramandata fino ad un secolo fa, neppure troppo lontano.Quando il Regno delle Due Sicilie era lo Stato più industrializzato dello stivale, con la seconda flotta mercantile europea seconda solo a quella inglese e la terza flotta militare, il più basso tasso di mortalità infantile d'Italia, uno Stato sociale che vantava le prime legislazioni italiane contro la tratta degli schiavi e contro il vassallaggio e, Napoli, si fregiava di un Albergo per i poveri. Il tutto nello Stato pre-unificazione primo per ricchezza (445,2 milioni di oro nelle Due Sicilie, su un totale di 670 milioni) e per progresso tecnologico e industriale, in cui punte di diamante erano la prima ferrovia italica Napoli-Portici, il primo Osservatorio Sismologico del mondo, ed il complesso metalmeccanico calabrese di Mongiana, rinomato in tutta Europa. Grandezza svilita e denigrata da luoghi comuni spesso generalizzati impropriamente, perché per ogni mafioso che non fa onore a questa terra ci sono, invece, altri mille padri di famiglia che compiono il gesto eroico di crescere i propri figli in una landa abbandonata, ora e non prima, a sè stessa.

Quando l'Italia si accorgerà che il Sud non è solo un'annosa questione ma una risorsa, potrà, solo allora, scoprirne la sua immensa ricchezza.

 

Salvatore Remorgida
(ph. stylife.it)

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