CATANZARO - L’annunciato, e non ancora attuato, rientro degli abitanti di Ianò nelle proprie abitazioni, interessate dai movimenti franosi dei mesi scorsi, qualora dovesse avvenire, farebbe nascere spontaneamente una serie di quesiti, tutti quanti meritevoli di risposte esaurienti. Proverò a formularne qualcuno, per fornire uno spunto di riflessione a chi, dovendo assumere dei provvedimenti importanti, ne possa tener conto. Senza dubbio i tecnici della protezione civile, nelle loro ricognizioni, avranno avuto modo di stabilire che, allo stato, il movimento franoso si è arrestato e che, pertanto, si può procedere al rientro nelle abitazioni. Mi chiedo: ci si è interrogati, tenuto conto che nessun intervento è stato fatto, sui possibili rischi che correrebbero gli abitanti di Janò se, senza aspettare la prossima stagione delle piogge, vi fossero delle precipitazioni abbondanti? Ed ancora, tenuto conto che la zona è interessata da infiltrazioni che provengono da un inesistente riassetto idrogeologico nonché da scarichi fognari vaganti, che da nord si propagano nel sottosuolo del territorio di Janò, non si ritiene che, aldilà delle piogge vi sia comunque una situazione di rischio per possibili smottamenti? [MORE]Se così fosse, e non sussistessero le condizioni per un rientro in tutta sicurezza, promettendo altresì un incisivo interessamento, con governo e regione, per gli stanziamenti necessari al recupero del territorio, non si ritiene opportuno studiare fin da ora soluzioni alternative per garantire agli sfollati di Janò, ai piccoli imprenditori della zona una sistemazione decorosa? Analogo interessamento meritano gli abitanti di via Onofrio Colace dove, i tecnici comunali, hanno già verificato una situazione di possibile rischio, riscontrando ammassi rocciosi degradati ed altamente fessurati, cattiva regimentazione delle acque nonché presenza di falde acquifere superficiali che hanno causato dissesti statici su un fabbricato ubicato a monte della stessa via Onofrio Colace. Una zona sotto i riflettori dell’amministrazione comunale che già, con una delibera del 2003 aveva chiesto alla Regione finanziamenti quantificati in € 1.800.000,00. Tutto ciò non basta se si tiene conto che, da quel dì, nessun intervento per mettere in sicurezza la zona è stato fatto e, per di più, i duecentomila euro destinati ultimamente per interventi nella zona mal si conciliano con la riscontrata situazione di pericolo. Delle due l’una. O non esistono situazioni di pericolo e allora sarebbe il caso di dichiararlo apertamente tranquillizzando i cittadini che richiedono sicurezza e certezze da parte delle istituzioni ovvero, il pericolo per l’incolumità pubblica e privata esiste e, pertanto, si devono assumere tutte le opportune determinazioni per la messa in sicurezza della zona o si vuole aspettare che avvengano quelle tragedie che nessuno di noi vorrebbe vedere?
Il Presidente della 1^ Circoscrizione Felice Sità