Franco Sicari: Ritorno a Bianco. Mano a mano che la golf si avvicina, l'aria diventa più dolce e carica di ricordi.
Il tornare a Bianco per mè è una cosa indescrivibile!
Anche se non conosco più nessuno per le strade e anche se mio fratello non c'è in casa, basta affacciarmi al cancello di ferro sulla statale 106 e guardare nel giardino dove subito vedo i miei cani da caccia, morti da trent'anni e mio padre che nell'orto zappetta i peperoni e le melanzane.
Laggiù, in fondo alla cucina, mia madre, sempre la stessa, magra, coi capelli lunghi, neri, tenuti alti da un cerchietto di velluto.
Le piante di arancio e gli asparagi lungo il muro di cinta, buttato a terra nel 1957 da una tromba marina che sfiorò anche la casa.
Il pozzo con i tre ferri che sostengono il secchio è uguale da sempre.
Oltre il recinto la ferrovia coi tre binari e dopo il campo sportivo, la spiaggia ed il mare sempre fermo, al suo posto. Con la macchina salgo sù, al paese vecchio, per guardare
nei bar quelli seduti ai tavolini e per vedere che, per fortuna il tempo stagna come è giusto che sia. Non mi conosce nessuno e allungo verso la contrada di Pardesca, dopo avere attraversato il "ponte dei cani".
Il cimitero, immerso nei cipressi e tra gli ulivi, ha un colore particolare, dettato dalla luminosità di questa giornata di Settembre.
Gli ulivi sono carichi di frutti e sulle querce, il vischio è di un verde rigoglioso.
Verso sud-ovest il monte Scapparrone ed ai piedi dell'Aspromonte il paese di Sant'Agata del Bianco dove nel 1919 nacque mio padre.
Certo che è stato fortunato ad essere sepolto vicino al luogo di nascita!
Adesso, per fortuna, gli fanno compagnia, sua moglie ed i suoi genitori.
E poi, che dire,della compagnia del cielo, degli alberi e delle grandi fiumare che scendono dall'aspromonte?
Il suo ciclo si è compiuto in un raggio di pochi chilometri,i ntervallato solo dal Magistrale a Locri e della guerra nei Balcani e dal campo di concentramento in Germania.
Il viale, in salita, che porta alla tomba, è pieno di croci con nomi e cognomi che mi pare di conoscere. Se avessi la forza ed il tempo di girare troverei i ricordi della mia fanciullezza e gioventù. Ma è meglio tornare indietro perchè ci vorrebbero molti fiori ed io non ho manco un fiore di campo per mia madre.
Dal vetro della cappelletta guardo sulla parete di fronte dove sotto il crocefisso leggo l'epigrafe. "Resta con noi,Signore,perchè si sta facendo sera"
(sulla via di Emmaus i discepoli parlavano di Gesù,di quest'uomo che resuscitava i morti e che è resuscitato lui stesso.Non ci credono perchè la loro fede vaccilla!
Poi Il Cristo gli si affianco....spezzò il pane..)
Franco Sicari