Genova: giro di baby prostituti sul web. Coinvolti cinque ragazzi dai 13 ai 17 anni

Tempo di lettura: ~2 min

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

GENOVA, 5 APRILE 2014 - La polizia postale genovese, coordinata dal sostituto procuratore Piercarlo Di Gennaro, ha portato avanti un'inchiesta choc su un giro di prostituzione minorile maschile, che ha coinvolto cinque giovanissimi ragazzi, di età compresa dai 13 ai 17 anni.

Ad adescare le vittime una ventina di persone tra i 40 ed i 60 anni, tutti già identificati e denunciati, accusati di diversi reati che vanno dal favoreggiamento allo sfruttamento della prostituzione minorile. Ma per un paio di loro i pm e gli agenti della squadra investigativa hanno raccolto elementi sufficienti a contestare il reato di violenza sessuale aggravata

I cinque "baby prostituti" sono tutti studenti minorenni, diventati gigolò per guadagnare qualche soldo in più della semplice paghetta dei genitori. Venivano pagati dai loro sfruttatori dai 30 ai 50 euro per un incontro, e talvolta erano retribuiti con ricariche telefoniche, o con cellulari nuovi. 

[MORE]

Il luogo in cui avvenivano gli approcci tra ragazzi e clienti era il web, in particolare il social network Badoo, diventato negli ultimi anni sempre più un luogo di appuntamenti ed incontri virtuali. Tale rete era frequentata anche da ex gigolò, in particolare due rumeni, che avrebbero convinto un loro connazionale minorenne a prostitursi. Il giovane avrebbe poi esteso il giro ad altri amici disponibili, dal momento che le richieste dei clienti si facevano sempre più insistenti. Ed è stato proprio questo il modo in cui la polizia postale ha scoperto messaggi di chat spinti e volgari, con richieste di ragazzi sempre più giovani da parte di insospettabili clienti, tra cui padri di famiglia.

L'episodio più grave di questa squallida vicenda riguarda l'incontro con un ragazzino avvenuto in un bilocale nel quartiere di San Martino intestato ad un genovese, che lasciava l'alloggio disponibile ad alcuni amici ed omosessuali conosciuti in chat.  Un luogo definito dagli stessi indagati "lo scannatoio"; dove la giovane vittima sarebbe stata costretta ad ubriacarsi per poi essere sottoposta ad abusi.

Fonte: Il Secolo XIX

Valentina D'Andrea

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Scritto da Valentina Dandrea

Giornalista di InfoOggi

Leggi altri articoli

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.