GENOVA, 19 LUGLIO 2014 - Ad un anno dalla sua morte la città di Genova intitola una piazza al nome e alla memoria di Don Andrea Gallo. Prende il suo nome la piazza degli emarginati nel ghetto di Prè, una zona molto frequentata in vita dal sacerdote amico dei poveri e delle anime fragili.
La piazza ubicata alle spalle di via del Campo e via Lomellini prenderà il nome di “Don Gallo”, che proprio ieri avrebbe compiuto 86 anni.
Nel giorno dell’inaugurazione della piazza “Don” presenti il sindaco Marco Doria, Dori Ghezzi e il vicepresidente della Regione Montaldo. Inoltre durante la cerimonia è stata letta una lettera inviata da Laura Boldrini, presidente in carica della Camera dei Deputati.[MORE]
Non solo autorità pubbliche presenti nel giorno della cerimonia, ma anche chi Don Gallo l’ha davvero incontrato, conosciuto e vissuto. Tra questi Rossella Bianchi, presidente dell’associazione Princesa e promotrice dei diritti dei transgender. “Don Gallo la adorava questa piazza” ha detto la Bianchi - “la considerava la piazza più brutta di Genova, ma la amava”. La zona del ghetto di Prè era una delle preferite di Don Gallo, che un anno ha perfino festeggiato un suo compleanno in quella piazza. La Bianchi ha poi ricordato quanto Don Gallo sia stato fondamentale per i diritti sociali e personali delle persone transgender negli ultimi anni; un prete considerato un vero e proprio padre per tutte quelle anime vaganti alla ricerca della felicità. “Ci manca moltissimo perché è stato un padre per noi, il padre che molti di noi non hanno avuto” ha raccontato la Bianchi, che ha confidato di averlo conosciuto personalmente negli ultimi 3-4 anni della sua vita.
Una giornata speciale per ricordare un uomo semplice, un prete moderno, divenuto nel tempo una vera e propria icona di svariate lotte sociali e personali. Un uomo molto amato, ma anche scomodo per tanti. Un prete “con un piede sulla strada e uno in chiesa” come lo stesso Don Gallo amava descriversi.
Per l'occasione in piazza "Don Gallo" sono apparsi un murales dedicato al prete, una "bocca di rosa", una bandiera della Palestina e uno striscione con la scritta "Don Gallo è vivo e vive insieme a noi".
Emanuele Ambrosio
(fonte rainews.it)