Germania: bufera 007, l'affare Maassen diventa crisi politica per la Merkel

by Luigi Palumbo in Estero13/09/2018520
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BERLINO, 13 SETTEMBRE - La grande coalizione di Angela Merkel viene nuovamente messa alla prova, rimane altissima la tensione sul caso Maassen il capo degli 007, accusato di avere troppe simpatie nei confronti dell'estrema destra.

La questione Maassen divide gli alleati della Cancelliera che si sono incontrati questo pomeriggio. Le voci all'interno della SPD stanno addirittura iniziando a mettere in discussione il futuro della grande coalizione. ,

Dopo circa un'ora e mezza di "vertice di crisi", la cancelliera Angela Merkel, la leader socialdemocratica Andrea Nahles e il ministro degli Interni Horst Seehofer hanno lasciato la Cancelleria senza rilasciare dichiarazioni.

L'SPD reclama l’immediata partenza del capo dell'intelligence tedesca del BfV (Ufficio federale per la difesa della Costituzione), uno dei tre servizi d'intelligence tedeschi, accusato di ambiguità nei confronti del partito populista AfD.

"È chiaro che deve andarsene. La Merkel deve agire", ha affermato il segretario generale del partito socialdemocratico Lars Klingbeil.

Ma il ministro dell'Interno e il leader della CSU Horst Seehofer non la vedono in questo modo.
Dopo l'udienza di mercoledì sera a carico di Hans-Georg Maassen comminata da una commissione del Bundestag, Seehofer, ha assicurato al direttore del BfV il suo sostegno.

Angela Merkel ora si trova a confrontarsi con la difficoltà che solo il ministro degli Interni ha l'autorità di licenziare il capo dell'intelligence.

In questi giorni il capo degli 007 tedeschi è stato sommerso da un crescendo di polemiche e di rivelazioni che hanno portato a una netta divisione le forze politiche in Germania, tra chi (come il ministro degli Interni Seehofer e la Cdu) continua a sostenerlo, e chi (come la Spd, i Verdi, la Linke e ora anche i liberali) ne chiede l'immediato licenziamento.

Le spiegazioni pubbliche di Hans-Georg Maassen non hanno convinto gran parte dell’opinione pubblica.
Dopo le violenze a Chemnitz, dove gli attivisti di estrema destra minacciavano gli stranieri, il capo dell'intelligence aveva dichiarato, in una intervista al quotidiano Bild, che i video che mostravano le "cacce agli stranieri" non erano autentici e che erano stati trasmesso per distogliere l'attenzione.

La dichiarazione ha provocato un putiferio: non solo sono state presentate denunce nella città Sassone dopo le proteste del 27 agosto, ma la stessa polizia, ha notato la presenza di un centinaio di persone incappucciate che intimidivano gli stranieri (secondo un rapporto Rivel allo ZDF).

Di fronte ai deputati, Hans-Georg Maassen ha fatto marcia indietro, dicendo di essere stato frainteso e di voler criticare l'uso controverso dei video di Chemnitz opera dell’estrema sinistra.

Tra l’altro, Maassen è accusato anche di aver fornito, nei mesi passati, una vera e propria "consulenza politica" proprio all'Afd con vari incontri "ufficiosi".
L'ultima rivelazione, dell'emittente pubblica Ard, riguarderebbe la consegna di materiali sensibili da parte del numero uno del servizio d'intelligence ad un deputato dell'ultradestra.

Luigi Palumbo