Societa'

Giorgio Arconte: Teoria gender e la sfida antropologica

Riceviamo e pubblichiamo
REGGIO CALABRIA. 06 FEBBRAIO 2015
- Venerdì 30 gennaio in una sala straripante di gente si è tenuto il secondo appuntamento organizzato da La Manif Pour Tous di Reggio Calabria. In quasi tre ore di dibattito animato dal dott. Daniele Torri, medico bioeticista di “Scienza&Vita”, e dall’avv. Gianfranco Amato, presidente dei “Giuristi per la Vita”, abbiamo voluto portare all’attenzione della città una questione nuova ma di grande attualità nonostante si stia già diffondendo in maniera virale nella società italiana nel silenzio assoluto. Purtroppo per problemi tecnici che hanno ritardato l’inizio del convegno “Teoria gender e la sfida antropologica”, ho dovuto rinunciare al mio breve discorso introduttivo che propongo ora, ringraziando, negli spazi di questo giornale.

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Innanzitutto mi preme ringraziare i miei compagni di viaggio senza i quali forse la serata non avrebbe avuto lo stesso successo. L’Associazione Italiana Genitori, l’Associazione Medici Cattolici Italiani, l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, il Circolo Voglio La Mamma, il Consultorio Familiare “Pasquale Raffa”, il Forum delle Associazioni Familiari, e le Sentinelle In Piedi, è con queste realtà sociali che condivido una magnifica amicizia oltre che questo impegno a favore della famiglia. A favore dell’unica famiglia esistente: quella dove c’è una mamma ed un papà! “Genitore 1”, “genitore 2”, “madre A”, “madre B” sono solo parole insulse, che molestano la dignità dell’essere umano e che offendono e confondono i bambini. Bambini che non sono il prodotto in provetta da vedere per soddisfare i desideri di qualcuno, bambini che non sono cavie per esperimenti sociali! Non esiste, infatti, il diritto ad avere figli, esiste solo i diritto ad avere una mamma ed un papà. E su questi temi non possiamo banalizzare perché sono i bambini i veri soggetti deboli e le uniche persone da tutelare rispetto ai desideri egoistici degli adulti. Ecco perché può esistere un solo tipo di famiglia, che è naturalmente data per accogliere la vita e che non costituisce né un’offesa né una discriminazione per nessuno!

Le nostre posizioni, è bene ribadirlo, pur rispettando tutte queste Tradizioni non sono tratte dalla Bibbia o dal Corano o dal testo di qualche filosofo medioevale. Le posizioni de La Manif Pour Tous sono tratte più semplicemente dalla Costituzione italiana. La Carta che ci fa tutti italiani, la Carta che tutti dicono essere la Costituzione più bella del mondo. Ma se è la Costituzione più bella del mondo lo è sempre! Anche quando ci parla di famiglia. Anche quando “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Quindi riconosce la famiglia non come fatto culturale ma come fenomeno universale. E la Corte Costituzionale, in merito, con la sentenza 138/2010 spazza via ogni dubbio ed ogni interpretazione creativa dell’articolo 29 Cost. e ci dice che è la potenziale capacità procreativa dell’unione tra un uomo ed una donna a differenziare il matrimonio dalle convivenze tra persone omosessuali. E continua chiarendo che ciò non può essere considerata una discriminazione “in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio”. Questa sentenza fa estrema chiarezza sull’argomento e ci dice che, pacificamente, bisogna considerare i diritti delle persone che scelgono di convivere, qualsiasi sia il loro orientamento sessuale, come diritti individuali e non dell’unione in sé. E ciò non consiste discriminazione alcuna!

E se la nostra Costituzione è la più bella del mondo lo è anche quando parla dei figli all’articolo 30, delle famiglie numerose all’articolo 31, e quando parla del diritto delle famiglie di scegliere liberamente l’educazione da dare ai propri figli in conformità con l’articolo 26 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia. Eppure, oggi, sembra che il cucciolo di un cane valga più di un bambino nel grembo di una madre. Anzi, la maternità sarebbe considerata un male che umilia la donna perché non le permetterebbe di realizzarsi nella società e sul lavoro. Eppure, oggi, in un’Italia dove non si fanno più figli ed in cui aumentano i divorzi, la politica si ricorda della famiglia solo quando c’è da aumentare le tasse e quando c’è da fare tagli a servizi. Quando si parla di famiglia non si pensa più a quel papà che non riceve lo stipendio da mesi, non si pensa più a quella donna che perde il posto di lavoro perché incinta. Anzi, oggi quando si parla di famiglia la stampa, i media, la cultura cominciano ad urlare all’indignazione: bigotti! Omofobi!

Sabato 17 gennaio si è tenuto a Milano un convegno, “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. Per settimane la stampa ha attaccato questo evento affinché si impedisse persino il suo svolgimento perché… omofobo… Addirittura i giorni dopo del convegno, per i giornali, per gli stessi giornali che ancora piangono Charlie Hebdo, la notizia, con tanto di titoloni, non sono stati gli interventi al dibattito, ma le proteste fuori dal palazzo tra l’altro artatamente gonfiate. Ma questa non è democrazia! Questa è mistificazione della realtà! Questo è totalitarismo, è conformismo, è dittatura del pensiero unico! E perché, secondo questi intellettuali benpensanti e politicamente corretti, questo convegno di Milano sarebbe stato omofobo? Perché questo convegno di Milano, come anche lo scorso del 30 gennaio a Reggio Calabria, ci ha parlato banalmente di famiglia. E ci ha detto che gli uomini e le donne biologicamente non sono uguali ma hanno pari dignità! Che gli anziani, i nonni, non sono un peso ma una risorsa. Che le scuole non sono campi di rieducazione ideologica. Che le persone non sono cose, che i figli non si comprano, che gli uteri non si affittano!

Il clima è diventato così pesante che anche stare in silenzio è diventato omofobo e pericoloso. Ma pericoloso solo per chi sta in silenzio perché i fatti raccontano che le Sentinelle in Piedi sono quelle che vengono continuamente insultate ed adesso anche aggredite in piazza. E le redazioni dei giornali “La Croce” e “Tempi”, vittime di atti vandalici. E l’avvocato Pillon del Forum delle Associazioni Familiari querelato per aver denunciato propaganda pornografica nei licei. Viene da chiederci cosa sta succedendo in Italia? Perché in Italia non si può più parlare ed esprimere un’opinione? Ed ancora non è stata approvata la legge Scalfarotto per la quale tutto questo dissenso sarà punito con pene fino a 6 anni di reclusione.

C’è però un popolo che non si arrende a questo attacco alla famiglia ed alla libertà. Un popolo che non ha paura e che non si lascia intimidire da tanta arroganza e violenza. Questo è il popolo che si è riunito venerdì 30 gennaio all’auditorium “don Orione” per parlare di questa teoria gender che di fatto nega la complementarietà maschile-femminile sostituita da un indifferentismo sessuale senza fondamento ma che fa da sfondo ideologico per alcune rivendicazioni politiche.

Ma chi sono i paladini di questa teoria gender che minaccia così pesantemente la famiglia? Sono forse le persone omosessuali e quindi La Manif è contro i gay? No! Gli omosessuali non sono i nemici della famiglia e non sono i nostri nemici! A chi ci accusa di omofobia, spesso in malafede, rispondo con un solo fatto: Jean-Pier Delaume-Myard, portavoce nazionale de La Manif in Francia, è una persona omosessuale, che vive stabilmente con il suo compagno. Pensate un poco, un gay rappresenta tutti noi de La Manif Pour Tous. E questa persona, per il suo impegno, è costretta a vivere sotto scorta. Chi sono allora coloro che attraverso la teoria gender cercano di attaccare la famiglia? sono le lobbies economiche e le elitès finanziarie. In un sistema economico che non conosce altre regole se non quelle del profitto, la famiglia, che è il luogo del risparmio, della solidarietà, della sussidiarietà, sfugge al controllo. Perché un figlio vale più di una produzione. Perché lo stesso frigorifero lo dividono tre/quattro persone insieme. Il mercato ci vorrebbe tutti come degli atomi disgregati da ogni legame sociale! Tutti uguali, privi di ogni identità e così facilmente manipolabili. Mentre la famiglia, che è la prima cellula di appartenenza e di comunità, così diventa il nemico numero uno del mercato.

Sta proprio qui la sfida antropologica, nella scelta di quale sarà l’uomo del futuro. Vogliamo davvero stravolgere l’alfabeto dell’umano per avere un uomo indifferenziato, semplicemente economico, che da soggetto diventa oggetto? Vogliamo davvero un uomo concepito come individuo sciolto da ogni legame etico e sociale ed in cui l’unica cosa che conta è a libertà individuale assoluta dominata dai propri desideri? Vogliamo davvero un uomo per cui la qualità della vita è misurata in termini di efficienza e di produzione invece che di giustizia e di solidarietà?

È vero che le società cambiano ma noi abbiamo il diritto di scegliere e di decidere il nostro futuro. Noi abbiamo la responsabilità di esercitare questo diritto. Per questo ritengo e come Manif riteniamo sia giusto combattere per la vita, sia giusto combattere per la famiglia naturale, per lasciare a chi verrà dopo di noi terra sana e pulita da poter coltivare.

La Manif Pour Tous Italia
“La Manif Pour Tous” è movimento apartitico ed aconfessionale che nasce per ribadire l’unicità della famiglia fondata sull’unione tra un uomo ed una donna, riconosciuta con il matrimonio, ed il diritto di ogni bambino di avere un padre ed una madre. I benefici sociali dati dalla loro tutela e promozione sono per tutti e non ledono la dignità personale di nessuno.

Fonte (Giorgio Arconte - Rappresentante Circolo Reggino - “La Manif Pour Tous - Italia”)