Giovedi della terza settimana di Quaresima: Chi è complice del diavolo è diavolo anche lui
Parola e Fede Lazio

Giovedi della terza settimana di Quaresima: Chi è complice del diavolo è diavolo anche lui

giovedì 23 marzo, 2017

 Il Vangelo di oggi va compreso molto bene. Come sempre c’è Gesù che ha nel cuore la preoccupazione di salvare l’uomo, di operare il bene, di condurlo sulla via della verità. C’è però anche chi con tutte le forze e con tutte le storture si oppone alla missione di Gesù. Lo spunto oggi lo offre un miracolo. Qual è l’accusa mossa a Gesù? Questo demonio è stato tolto con l’aiuto del demonio? Come è possibile?[MORE]


Cerchiamo di comprendere insieme quanto ci dice il Vangelo di oggi.


Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.


Il demonio che scaccia oggi è detto che è muto. Non parla. Non grida. Uscito il demonio, il muto comincia a parlare. Le folle vedono il miracolo e sono prese da stupore. Alle cose soprannaturali non ci si abitua mai. Il soprannaturale sorprende sempre. Dinanzi al soprannaturale si è sempre pieni di stupore, di incanto, di meraviglia. Fin qui nulla di strano. Sempre lo stupore accompagnava i miracoli di Gesù.
La cosa strana e cattiva è ciò che dicono alcuni. Questi “alcuni” quasi sempre sono i farisei. Costoro dicono che è per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che Gesù scaccia i demòni. È questa affermazione un grave errore di “teologia”: i diavoli, o i demòni, non hanno capo. Non sono gerarchicamente strutturati. I demòni sono pieni di superbia e la superbia non consente che vi sia un capo. Ognuno è capo di se stesso. Ognuno opera per se stesso mosso dalla sua grande invidia contro l’uomo. Nessun diavolo può dare ad un uomo la facoltà di scacciare un altro diavolo. Chi è complice del diavolo è diavolo anche lui.
Altri – si tratta sempre di farisei – vogliono metterlo in grave difficoltà. La prova che loro chiedono è un segno strabiliante. Ma c’è segno più grande dal cielo che scacciare un demonio? Qualsiasi cosa Gesù avesse fatto, sarebbe sempre stato da loro interpretato in negativo. Il cuore malvagio macchia anche le cose più sante con la sua malvagità.


È la vita di Gesù il segno che Lui viene dal cielo, da Dio. Sarebbe stato sufficiente osservare quanto Gesù faceva per confessare che Lui veramente veniva da Dio. Questo fa Nicodemo.


Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.


Gesù risponde a queste loro accuse con un’argomentazione semplice. Quanti avrebbero ascoltato il dialogo tra Gesù e i farisei fatto su un piano puramente dottrinale avrebbero di sicuro compreso ben poco.
Un regno è forte quando Re, ministri, soldati, cittadini divengono una cosa sola. Quando invece ognuno si divide dall’altro e ognuno cammina per i fatti propri, allora questo regno è debole e non ha alcuna consistenza.


Questa argomentazione è storia ordinaria e vale non solo per un regno, ma anche per una famiglia, una parrocchia, una diocesi, la stessa Chiesa, ogni altra comunità.
Ancora: Voi dite – sono sempre i farisei – che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.
Dimostrato che io non scaccio i demòni per virtù del loro capo, ma li scaccio per virtù di Dio, perché il Signore mi ha dato un tale potere, allora è segno che è giunto a voi il regno di Dio. È questa l’intelligenza di un uomo: sapere sempre quando si è dinanzi al dito di Dio che agisce nella storia, oppure dinanzi alle naturali capacità di un uomo. I maghi d’Egitto, riconoscono dopo il terzo segno, che in Mosè agiva il Signore, agiva Dio. Quanto lui compiva non era opera umana (cfr. Es 7,1-29).


Se i maghi d’Egitto arrivano a questa grande professione di fede, perché i farisei non vi giungono? Qual è la causa interiore o esteriore che impedisce loro di emettere una vera professione di fede sull’origine soprannaturale di Gesù?


Ma perché oggi non siamo dinanzi allo stesso problema? Confessare la verità di Cristo, della Chiesa, del Vangelo non significa convertirsi anche a quella verità? E chi oggi vuole convertirsi? Non è più facile rimanere nel proprio peccato, nella propria personale verità, nelle proprie convinzioni? A cosa mi serve un vangelo, un prete, una chiesa, un Dio che mi dica cosa devo fare? A cosa mi serve confessarmi? La vita è mia. Io sono il Dio della mia vita. La vita va vissuta.


Don Francesco Cristofaro


Autore
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