NAPOLI, 2 DICEMBRE 2011 - Si chiama Eleven, ma è solo il terzo album degli Home, dopo Home is where the heart is e The right way. "Solo", si fa per dire, trattandosi di un lavoro di estremo interesse: artwork (Antonio Campanella) miminale ed 11 tracce incise in una manciata di giorni all'Outside Inside Studio di Montebelluna TV, senza software per la registrazione, in quanto realizzate su nastro e processate con apparecchiature analogiche. [MORE]
Gli Home parrebbero non avere casa, inclini come sono a rifuggire definizioni ed attribuzioni di genere. Ciononostante, la loro musica è molto abitabile all'udito: mettiamoci anche la testa, ed esploriamo l'album track-by-track, anticipando l'uscita ufficiale che avverrà il 6 dicembre.
"Cowards" è opener spericolato, da ricordare l'indie rock più fresco, sudato e ballabile, con vaghe sonorità alla Jack White, ma anche echi del punk dei seventies riletto attraverso i The Jet: una promessa per le performance dal vivo. "Do you remember" abbassa i toni, virando verso il Brit Pop, soprattutto nel cantato che ricorda Liam Gallagher, ma l'incedere conserva una gradevole muscolarità. "Love Love Love", con un bel testo sul più importante e complicato sentimento del mondo, lascia affiorare evidenti influenze beatlesiane, mentre "Fat Boys" riprende umori più scanzonati da flower punk, per raccontare, senza peli sulle chitarre, il modo di vivere della band. "Soldier of love" lascia ancora pensare ai The White Stripes ed ai The Racounters, giostrando abilmente chitarre e percussioni in un mix convincente ed accostante. "There's no need to complicate this life, everything is gonna be alright" è un altro pezzo con sonorità dal sapore liverpooliano: farebbe pensare anche agli Arctic Monkeys, ma è tale l'immediatezza della band da vanificare ogni ricerca di lemmi enciclopedici. Ogni frivolezza è bandita da "Fabienne", pezzo in memoria della ragazzina che dopo il terremoto del gennaio 2010 a Haiti è rimasta uccisa da un soldato mentre recuperava alcune cose dalla casa distrutta: ne vien fuori una interessante versione più acida della new wave dei The Cars. Ancora al Brit Pop ammicca "Confession", ma con inclinazioni al punk bandite dal successivo ed apprezzabile "Your picture", controcanto ai migliori The Libertines. Ancora i fab four fanno capolino nel refrain di "Around here", altra gemma non preziosa, ma estremamente luminosa. Si chiude con "The goonies ‘R’ good enough", omaggio a Cindy Lauper rivisitato in chiave power pop ed impreziosito dall'armonica di Mojomatt Bordin, voce e chitarra dei Mojomatics, nonchè chitarra della Squadra Omega e tecnico del suono del disco.
Nel complesso, Eleven si presenta dal nome, come nient'altro di diverso da ciò che è: eleven tracks, godibilissimi e maturi, accattivanti per l'autoradio, promettenti per le performance dal vivo. Album intelligente e citazionista, ma nè snob nè da snobbare.
Home su myspace:
http://www.myspace.com/homeonmyspace
Link alla pagina del disco sul sito della Tannen:
http://www.tannenrecords.com/site/cd/firr08--eleven/
Antonio Maiorino