Il Grande Albergo delle Fate torna finalmente nella disponibilità della società che rappresento.
È una notizia che accolgo con grande soddisfazione. Si chiude una vicenda durata troppo a lungo e che ha lasciato conseguenze pesanti su uno dei luoghi più conosciuti e rappresentativi di Villaggio Mancuso e della Sila.
Cinque anni e otto mesi sono un tempo enorme per un immobile di queste dimensioni. In questo periodo la società che rappresento non ha potuto disporne, intervenire liberamente per conservarlo e proteggerlo, cercare seriamente investitori o soluzioni capaci di aprire una prospettiva di recupero. Sono andate perdute anche opportunità che nel frattempo si sono presentate, come l’accesso ai finanziamenti del PNRR e alle numerose altre misure di sostegno e finanziamento che si sono succedute in questi anni.
Eppure la struttura, pur ferita da questo lungo abbandono forzato, conserva una straordinaria capacità di richiamo. Chi conosce Villaggio Mancuso sa quanto il Grande Albergo delle Fate appartenga alla sua storia e quale importanza potrebbe nuovamente assumere per l’intero comprensorio silano.
Il Grande Albergo delle Fate non è soltanto un immobile di proprietà della società che rappresento. È una delle testimonianze storiche dell’architettura turistica silana, sorge nel cuore di Villaggio Mancuso ed è stato dichiarato bene di particolare interesse storico-culturale sin dal 2007. Da quasi un secolo identifica questi luoghi e la loro originaria vocazione turistica. Le fonti dedicate alla struttura ricordano le sue 35 camere, le due suite, i tre appartamenti, il grande ristorante e una serie di servizi che per l’epoca ne facevano una realtà ricettiva particolarmente avanzata.
Negli anni del suo massimo splendore fu frequentato da alcuni dei protagonisti più conosciuti del cinema e dello spettacolo italiano. Sophia Loren e Raf Vallone furono protagonisti nel 1960 del Premio Cinematografico Sila e, insieme a loro, Villaggio Mancuso accolse Vittorio Gassman, Anna Maria Ferrero, Giovanna Ralli, Lorella De Luca, Lidya Alfonsi, Carlo Croccolo, Marisa Merlini e Teddy Reno. Negli ambienti del Grande Albergo passarono anche Gigi Proietti e Oreste Lionello.
La storia dell’albergo si è intrecciata direttamente anche con quella del cinema. Nel 1963 il Grande Albergo delle Fate divenne set de “La ballata dei mariti” di Fabrizio Taglioni, con Aroldo Tieri, Memmo Carotenuto e Marisa Del Frate. A distanza di sessant’anni questa vocazione è tornata a manifestarsi con “Hey Joe” di Claudio Giovannesi, con protagonista l’attore americano James Franco, girato anche presso il Grande Albergo e a Villaggio Mancuso.
In questi anni, nonostante l’impossibilità di intervenire direttamente sull’immobile, attorno al destino del Grande Albergo delle Fate non è mai venuta meno l’attenzione. Ho registrato manifestazioni di interesse, disponibilità e sensibilità provenienti da enti pubblici, istituzioni e privati cittadini, accomunati dalla consapevolezza che la perdita definitiva di questa struttura rappresenterebbe un danno soprattutto per Villaggio Mancuso e per l’intero territorio silano.
C’è poi un dato che ritengo debba essere conosciuto. In tutta la sua lunga storia il Grande Albergo delle Fate non ha mai ricevuto alcun contributo destinato alla sua conservazione e al suo recupero, né pubblico né privato. Mantenere un edificio di tale pregio, imponente, antico e particolarmente delicato, ha richiesto negli anni risorse esclusivamente private, costi considerevoli e, per quanto mi riguarda personalmente, sacrifici altrettanto importanti pur di preservare un patrimonio al quale ho dedicato una parte significativa della mia vita.
La prolungata indisponibilità ha inevitabilmente aggravato le condizioni del bene. Il complesso è rimasto esposto alle intemperie, alle infiltrazioni, alle intrusioni, ai furti e alle spoliazioni. Il tempo ha continuato a lavorare su un edificio che avrebbe avuto bisogno di presenza, manutenzione, investimenti e interventi continui.
Oggi ci viene restituito un bene molto più ammalorato rispetto a quello che era stato sottoposto a vincolo. Questa circostanza lascia una profonda amarezza e impone una riflessione sul significato concreto della tutela cautelare.
Il vincolo nasceva anche dall’esigenza di preservare un bene di particolare interesse architettonico.
Il suo protrarsi, accompagnato dalla mancanza delle risorse necessarie per una conservazione effettiva, ha finito per favorire proprio quel deterioramento che avrebbe dovuto essere scongiurato.
Il paradosso è grave e supera i confini di questa singola vicenda. Quando un bene viene sottratto per anni alla disponibilità di chi ne è proprietario occorre garantire che durante quel periodo possa essere realmente conservato. Diversamente la tutela rischia di produrre l’effetto opposto. La giustizia che tutela non può diventare la giustizia che distrugge.
Per quanto accaduto e per le conseguenze che il protrarsi del vincolo ha prodotto sulle condizioni dell’immobile, sulla possibilità di utilizzarlo e sulle occasioni che nel frattempo non è stato possibile cogliere, mi riservo ogni iniziativa nelle sedi competenti per l’accertamento e il risarcimento dei danni subiti.
Adesso bisogna recuperare il tempo perduto. La storia del Grande Albergo delle Fate non è stata cancellata da questa vicenda. La sua rinascita avrebbe un significato che va ben oltre il destino di un singolo immobile e potrebbe restituire a Villaggio Mancuso una parte importante della propria identità, contribuendo al tempo stesso al rafforzamento dell’offerta turistica della Sila.
L’Amministrazione comunale di Taverna è rimasta vicina alle sorti del Grande Albergo e ha inserito il suo recupero tra gli obiettivi della propria azione. Questa attenzione ha già prodotto interlocuzioni istituzionali e la ricerca di un coinvolgimento della Regione Calabria per verificare la possibilità di reperire risorse nell’ambito dei finanziamenti destinati alla valorizzazione e al rafforzamento dell’offerta turistica regionale.
Quella strada può essere oggi finalmente percorsa in condizioni diverse. Mi rivolgo quindi alla Regione Calabria, al Presidente Roberto Occhiuto, al Vicepresidente Filippo Mancuso e ai rappresentanti regionali del nostro territorio perché si apra un confronto concreto sul futuro del Grande Albergo delle Fate e sulle opportunità finanziarie che possano accompagnarne il recupero.
L’interesse mostrato dalle istituzioni rappresenta un segnale importante al quale occorre adesso dare concretezza, verificando quali strumenti possano essere messi in campo per un edificio che, per dimensioni, storia, collocazione e valore architettonico, possiede ancora tutte le caratteristiche per tornare ad avere un ruolo nell’economia turistica della Sila.
Il tempo trascorso ha già presentato un conto pesantissimo. Quello che verrà deve avere un significato diverso. Possiamo finalmente tornare a confrontarci con le istituzioni, valutare progetti, ricercareinvestimenti e prendere in considerazione ogni opportunità seria che possa restituire unaprospettiva al Grande Albergo delle Fate.
Voglio infine ringraziare l’Avv. Pietro Mancuso, che mi assiste da sempre in questa battaglia giudiziaria e che mi ha accompagnato con professionalità e determinazione lungo un percorsocomplesso, fino alla restituzione del bene alla società che rappresento.
Da oggi vorrei che del Grande Albergo delle Fate si tornasse a parlare per quello che può ancora diventare. Per decenni, e fino ad alcuni anni fa, questa struttura ha rappresentato un punto di riferimento per il turismo della nostra Sila. Dopo quasi un secolo di storia merita una nuova possibilità e può tornare ad essere un autentico volano per lo sviluppo e il rilancio turistico dell’intero comprensorio.
Carmine Arcuri