GRECIA, 19 OTTOBRE 2011- E’ iniziato questa mattina in Grecia il quinto sciopero generale dall'inizio dell'anno, e il secondo di 48 ore dalla fine di giugno. [MORE]
La protesta che si preannuncia di grande impatto paralizza il Paese mentre il Parlamento, giovedì 20 ottobre, sarà chiamato a votare un nuovo piano di austerità per far fronte alla crisi che piega la Grecia. E proprio i nuovi pesantissimi tagli che prevedono la riduzione, per la durata di un anno, degli stipendi del 60 per cento a circa 30mila impiegati, annunciati dal governo il mese scorso, sono gli interventi più osteggiati dagli aderenti allo sciopero.
Dipendenti pubblici e privati rappresentati dai grandi sindacati del Paese, l'Adedy e il Gsee si oppongono con vigore alle misure proposte dal governo. Il consiglio direttivo della Confederazione Nazionale del Commercio di Grecia (Esee) ha deciso per oggi la chiusura, di tutti i negozi del Paese. Tutto è fermo, scuole, ministeri, banche, uffici postali, ospedali, studi Stop anche dei benzinai e dei proprietari di taxi che, insoddisfatti dal nuovo disegno di legge presentato dal ministero dei Trasporti, chiedono al governo il ripristino della precedente legge che prevedeva che il numero delle licenze per i taxi fosse collegato al numero degli abitanti di una determinata area geografica.
Fermi anche i traghetti da e per le isole, i voli nazionali e internazionali e i controllori di volo che però si asterranno dal lavoro solo per 12 ore. Dodici ore in cui il Paese sarà di fatto isolato. Oltre dieci sedi ministeriali sono già state occupate nei giorni scorsi, e da questa mattina anche il ministero della Giustizia; qui gli impiegati del sistema carcerario fanno sapere con un comunicato “la situazione nelle carceri ha raggiunto livelli molto pericolosi perchè che manca il personale in tutti i reparti che in certi casi raggiunge il 60% del necessario”.
Alla protesta il premier socialista Papandreou ha risposto con parole dure: “Tutta questa gente che sta ricattando e tenendo in scacco l'intero paese occupando palazzi, riempiendo le strade di spazzatura, chiudendo i porti e il Partenone, ci deve spiegare in che modo ciò ci sta aiutando a restare in piedi”.
E sulle misure che si prepara a varare, il leader socialista ha ieri rivolto l’ultimo appello ai parlamentari del Pasok, il partito che lo sostiene: "Dobbiamo perseverare in questa guerra come popolo, come governo e come gruppo parlamentare perché questo Paese lo vinca, è per questo che sono qui”.
Sara Marci