Estero

Grecia, Tsipras: «Accordo possibile ma basta falciare le fasce più deboli»

 ATENE, 9 GIUGNO 2015 – Alexis Tsipras è il leader europeo che più di ogni altro si sta strenuamente opponendo alle ricette 'lacrime e sangue' che l'Europa propina da diversi anni ai paesi in crisi dell'eurozona; salito al potere in Grecia appena quattro mesi fa, continua a far suoi gli slogan contro austerity, liberismo, privatizzazioni, impoverimento della classe media, riduzione dello stato sociale e dei diritti sindacali. Intervistato dal Corriere della Sera, Tsipras ha parlato della propria ricetta in salsa europea, che salverebbe la Grecia e ribalterebbe l'economia dell'Unione.

«Abbiamo già presentato un testo completo che include il terreno comune individuato delle trattative tecniche al Bruxelles Group», spiega il leader greco, a un giorno dall'incontro con Merkel e Hollande, «La nostra intenzione è di porre definitivamente termine a questa orrenda discussione sul Grexit, non che il problema sia riciclato ogni sei mesi; ma ciò avrà senso se anche da parte delle istituzioni vi sarà la volontà di trovare soluzioni serie sulla sostenibilità del debito». Tsipras si focalizza soprattutto non tanto sulla soluzione del problema, ma su una proposta che sappia essere efficace all'“alba del nuovo giorno”, e sappia riportare la Grecia sui mercati con un ruolo competitivo: «L'Europa e le istituzioni devono riconoscere che l'austerità è fallita; non è una decisione facile, dobbiamo pensare però al costo economico di una crisi perpetua o, peggio ancora, al costo storico di un fallimento».

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«Abbiamo sofferto più degli altri», continua Tsipras, «basti fare un paragone con i programmi di Irlanda e Portogallo: solo in Grecia c'è stato un aggravio delle pressioni fiscali che si sono particolarmente abbattute sulle fasce più povere della popolazione. In Grecia è cambiato il governo, e questo non può essere sottovalutato, trascurato. Abbiamo un mandato, noi, che è democratico, e è impregnato di solidarietà sociale, valori europei a cui in tanti continuano a credere con passione». Il leader di Syriza non sottovaluta le diverse facce delle soluzioni economiche, ma ne sottolinea il fallimento di quelle che hanno favorito soltanto alcune fasce della popolazione a discapito di altre, come quelle che hanno previsto la riduzione del costo del lavoro e la deregolamentazione del mercato del lavoro, «ricetta che fallisce costantemente e ovunque nel corso degli ultimi 30 anni». «Noi non vogliamo mettere paura o ricattare», spiega Tsipras, «ma la Grecia resta uno Stato sovrano che ha l'obbligo di fronte ai suoi cittadini e alla comunità internazionale di discutere con tutti la stabilità economica e geopolitica. Nessuno ci regala soldi, riceviamo prestiti, sui quali però altri paesi, come la Germania, continuano a guadagnarci».

Le trattative poste sul tavolo dal governo greco vogliono offrire una soluzione che va al di là del solo salvataggio del paese, di un percorso egoistico. La fine dell'austerità aprirebbe una nuova strada all'Europa intera, e a tutta la fascia dei paesi interessata, quella in fila subito dopo la Grecia: «Se la Grecia fallisce, i creditori andranno subito a caccia della prossima vittima. E se l'Europa non riesce a gestire un paese che rappresenta il 2% della sua economia, come si comporterà con paesi che affrontano problemi molto più grandi, come Spagna o Italia, con un debito pubblico di 2 miliardi? L'appoggio alla nostra proposta dovrebbe arrivare proprio dai paesi del sud dell'Europa, nel loro interesse».

«La sfida è più grande di noi», conclude Tsipras, «siamo all'inizio e stiamo facendo capire all'Europa che vogliamo fortemente fronteggiare le vere sfide della Grecia, la lotta alle oligarchie economiche, all'evasione fiscale o al lavoro nero. In quattro mesi abbiamo già moltiplicato la nostra influenza. Dovesse fallire l'accordo con l'Europa non torneremo alle urne, non ci arrenderemo: nei quattro anni previsti porteremo avanti strenuamente il nostro lavoro. Non tradiremo il popolo greco».

Foto: reporternuovo.com

Dino Buonaiuto