L'offensiva militare si intensifica tra Iran e Stati Uniti mentre cresce la tensione nello Stretto di Hormuz. Droni iraniani contro installazioni Usa in Bahrein e Kuwait, Washington prosegue gli attacchi su obiettivi militari strategici.
La guerra tra Iran e Stati Uniti entra in una nuova fase di forte escalation. Nelle ultime ore le forze armate statunitensi hanno condotto la settima notte consecutiva di raid contro obiettivi militari iraniani, mentre Teheran ha risposto con un attacco mediante droni contro diverse basi militari americane in Bahrein e Kuwait.
L'intensificarsi del conflitto alimenta le preoccupazioni della comunità internazionale per una possibile estensione della crisi all'intero Medio Oriente, con ripercussioni sulla sicurezza regionale, sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e sui mercati energetici mondiali.
Gli Stati Uniti colpiscono infrastrutture militari iraniane
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato la conclusione della settima notte consecutiva di operazioni militari contro l'Iran.
Secondo quanto comunicato, sono stati presi di mira:
- siti di sorveglianza militare;
- infrastrutture logistiche;
- depositi sotterranei di armi;
- risorse navali strategiche.
Nell'operazione sarebbero stati impiegati aerei da combattimento, droni, navi da guerra e altri sistemi offensivi. Il CENTCOM ha inoltre ribadito che oltre 50 mila militari statunitensi restano schierati nell'area mediorientale e pronti a intervenire in caso di ulteriori sviluppi.
La risposta dell'Iran: droni contro le basi Usa in Bahrein e Kuwait
La reazione di Teheran non si è fatta attendere.
L'esercito iraniano ha annunciato di aver lanciato un'operazione con droni contro installazioni militari statunitensi presenti in Bahrein e Kuwait.
Secondo il comunicato diffuso dai media iraniani, sarebbero stati colpiti:
- l'area di stazionamento degli aerei militari americani;
- il deposito dei jet statunitensi;
- il deposito di carburante della base di Sheikh Isa, nel sud del Bahrein;
- alcune infrastrutture e collegamenti strategici.
Le autorità del Kuwait hanno confermato che le proprie difese aeree sono entrate in funzione per intercettare missili e droni, precisando che le esplosioni udite dalla popolazione sarebbero riconducibili proprio alle operazioni di difesa.
Hormuz resta al centro della crisi
Uno dei fronti più delicati resta quello dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio mondiale di petrolio.
I Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, hanno dichiarato che lo stretto sarebbe "completamente chiuso", una notizia che, se confermata, potrebbe avere pesanti conseguenze sul trasporto energetico internazionale.
Nelle stesse ore l'agenzia iraniana Tasnim ha riferito che due petroliere avrebbero preso fuoco dopo alcune esplosioni mentre tentavano di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello stretto.
Il CENTCOM, tuttavia, ha definito questa ricostruzione "falsa", smentendo ufficialmente l'accaduto.
Raid Usa nella provincia di Hormozgan: vittime e danni alle infrastrutture
Secondo fonti iraniane, gli attacchi americani nella provincia meridionale di Hormozgan avrebbero provocato almeno tre morti e otto feriti.
Sempre secondo le autorità locali, i raid avrebbero colpito anche infrastrutture civili, compreso un impianto di desalinizzazione situato nel villaggio costiero di Bunji, vicino alla città di Jask.
L'azienda idrica della provincia sostiene che la distruzione della stazione di pompaggio e di un trasformatore elettrico abbia lasciato senza acqua potabile circa 10 mila persone distribuite in una ventina di villaggi.
I Pasdaran minacciano nuove rappresaglie
Nel corso della giornata il Corpo dei Pasdaran ha diffuso un nuovo comunicato, affermando che tutti i Paesi che ospitano basi militari statunitensi potrebbero essere coinvolti nelle future risposte iraniane.
Nel testo viene inoltre richiamato un principio coranico secondo cui l'Iran sarebbe legittimato a reagire "in misura pari all'aggressione subita", sostenendo che la mancanza di interventi da parte delle istituzioni internazionali renda inevitabile una risposta militare.
Feriti tra i militari Usa in Giordania
Secondo quanto riportato da media statunitensi, alcuni militari americani sarebbero rimasti feriti negli attacchi che hanno interessato le basi di Muwaffaq Salti e King Faisal, in Giordania.
Al momento non risultano vittime, ma le autorità americane stanno valutando l'entità dei danni e l'eventuale impatto operativo sulle strutture colpite.
Kuwait sospende i voli, gli Usa invitano a evitare viaggi in Medio Oriente
L'escalation ha avuto immediate conseguenze anche sul traffico aereo.
Le autorità del Kuwait hanno disposto la sospensione temporanea delle operazioni di decollo e atterraggio all'aeroporto internazionale della capitale, mentre numerosi voli sono stati riprogrammati.
Parallelamente, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha invitato i cittadini americani a evitare viaggi non essenziali verso il Medio Oriente, sottolineando come il quadro della sicurezza possa deteriorarsi rapidamente e in modo imprevedibile.
Scenario sempre più delicato
L'attuale escalation rappresenta uno dei momenti di maggiore tensione degli ultimi anni tra Iran e Stati Uniti. Gli attacchi reciproci, il coinvolgimento di basi americane nella regione e le incertezze sullo Stretto di Hormuz alimentano il timore di un allargamento del conflitto, con possibili effetti sulla stabilità dell'intero Medio Oriente e sull'economia globale.
Nelle prossime ore saranno determinanti gli sviluppi sul piano militare e diplomatico, mentre la comunità internazionale continua a seguire con attenzione una crisi che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini regionali.