Diplomazia al lavoro a Teheran, ma resta alta la tensione tra Stati Uniti, Iran, Israele e Hezbollah
La crisi tra Stati Uniti e Iran resta al centro dello scenario internazionale. Mentre a Teheran arrivano i mediatori del Qatar per tentare una soluzione diplomatica, il presidente americano Donald Trump non avrebbe escluso l’ipotesi di nuovi attacchi contro l’Iran, pur lasciando ancora spazio ai negoziati.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump avrebbe informato i suoi collaboratori della volontà di concedere altro tempo alla diplomazia, dopo essere stato aggiornato sull’andamento delle trattative. Tuttavia, l’opzione militare resterebbe sul tavolo in caso di mancata svolta.
Trump valuta l’attacco all’Iran, ma la decisione non è ancora presa
La situazione appare ancora fluida. Secondo la Cnn, al presidente americano sarebbero state presentate diverse opzioni per una possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran. La riunione alla Casa Bianca con i principali funzionari della sicurezza nazionale si sarebbe conclusa senza una decisione definitiva.
Anche Axios riferisce che Trump avrebbe discusso con i suoi consiglieri la possibilità di un attacco, soprattutto nel caso in cui i negoziati non portassero a risultati concreti. Il presidente, intervenendo a un evento nello Stato di New York, ha dichiarato che la guerra in Iran “finirà presto” e che, una volta conclusa, i prezzi del petrolio potrebbero calare.
Il nodo principale resta il programma nucleare iraniano. Washington chiede limiti e garanzie, mentre Teheran punta prima di tutto alla fine delle ostilità e a un alleggerimento delle sanzioni.
Il Qatar arriva a Teheran per i colloqui di pace
Sul fronte diplomatico, una delegazione del Qatar è arrivata nella capitale iraniana per partecipare ai colloqui. La missione sarebbe stata coordinata con gli Stati Uniti con l’obiettivo di favorire un’intesa capace di fermare la guerra e riaprire un percorso negoziale più stabile.
Doha ha già avuto un ruolo importante come mediatore in diverse crisi internazionali, compresa quella di Gaza. In questo caso, però, il suo intervento arriva in un contesto particolarmente delicato, dopo settimane di tensioni e attacchi incrociati.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato di alcuni progressi, ma ha invitato alla prudenza: il lavoro diplomatico non sarebbe ancora concluso e resterebbero numerosi punti da chiarire.
Teheran accusa Washington sui negoziati nucleari
L’Iran, intanto, accusa gli Stati Uniti di aver compromesso i negoziati dell’Onu sulla non proliferazione nucleare. Secondo la missione iraniana presso le Nazioni Unite, le richieste considerate eccessive da parte di Washington avrebbero contribuito al fallimento della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare.
Teheran sostiene che il TNP non possa avere futuro senza un impegno più ampio sul disarmo. La posizione iraniana conferma quanto il tema nucleare resti il punto più sensibile della crisi, sia sul piano militare sia su quello diplomatico.
I Pasdaran frenano sull’accordo
Da parte iraniana arrivano segnali contrastanti. L’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, riferisce che nei colloqui con gli Stati Uniti sarebbero stati registrati alcuni progressi su questioni specifiche, ma non esisterebbe ancora alcun accordo complessivo.
Secondo fonti vicine al team negoziale iraniano, il punto prioritario resta la fine della guerra. Solo dopo una definizione chiara di questo aspetto Teheran sarebbe disposta ad affrontare gli altri temi ancora aperti.
Tensione anche in Libano, attacchi Idf contro Hezbollah
La crisi regionale coinvolge anche il Libano, dove le Forze di difesa israeliane hanno condotto nuovi attacchi nel sud del Paese. Secondo il ministero della Salute libanese, sarebbero morte almeno nove persone, tra cui una bambina e alcuni soccorritori appartenenti a organizzazioni legate a Hezbollah e al movimento sciita Amal.
Israele, invece, sostiene di aver colpito militanti armati individuati nei pressi del confine settentrionale. Nella stessa giornata, nel nord di Israele sono risuonate sirene d’allarme per attacchi di droni attribuiti a Hezbollah, senza feriti segnalati.
Il fronte libanese conferma il rischio di un allargamento della crisi, con il confine tra Israele e Libano che resta uno dei punti più instabili dell’intera area mediorientale.
Gaza, l’Onu denuncia ostacoli agli aiuti umanitari
Nel quadro regionale resta critica anche la situazione a Gaza. L’Onu denuncia che gli aiuti umanitari continuano a incontrare ostacoli, in particolare al valico di Kerem Shalom, controllato dalle autorità israeliane.
Secondo il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, solo una parte dei camion provenienti dall’Egitto riuscirebbe a scaricare le merci. Questo rallenta l’ingresso degli aiuti e aumenta le difficoltà per la popolazione civile.
Un segnale positivo arriva però dalla Fao, che segnala un lieve aumento del numero di piccoli animali da allevamento rispetto ai mesi precedenti, anche se i livelli restano lontani da quelli registrati prima dell’inizio della guerra.
Stati Uniti, Iran e Israele davanti al bivio
La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele si trova in una fase decisiva. Da una parte la diplomazia prova a costruire un’intesa provvisoria, utile a fermare l’escalation e a riaprire un negoziato più ampio. Dall’altra, le opzioni militari restano sul tavolo e alimentano il timore di nuovi attacchi.
Il ruolo dei mediatori internazionali, in particolare del Qatar, potrebbe diventare determinante nelle prossime ore. Tuttavia, senza un accordo sulla fine delle ostilità e sul programma nucleare iraniano, il rischio di una nuova escalation rimane concreto.