Guerra in Ucraina. Affonda incrociatore russo, Biden verso Kiev. Si inasprisce anche la guerra dell'energia
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Guerra in Ucraina. Affonda incrociatore russo, Biden verso Kiev. Si inasprisce anche la guerra dell'energia

venerdì 15 aprile, 2022

ROMA, 15 APR - L'incrociatore missilistico russo Moskva, divorato dalle fiamme e che Kiev aveva rivendicato di aver colpito, "ha perso stabilità ed è affondato mentre veniva rimorchiato durante una tempesta". Ad ammetterlo il ministero della Difesa russo, che spiega che la nave "ha perso stabilità a causa del danno allo scafo". Danno, però, che viene attribuito da Mosca all'incendio seguito all'esplosione delle munizioni" trasportate a bordo. Con il Moskva, si teme possa essere finita negli abissi anche una testata nucleare che, secondo voci non confermate, avrebbe fatto parte del suo arsenale.

Comunque si tratta di un duro colpo per la flotta militare russa, come il Pentagono non ha mancato di rimarcare, pur ammettendo di non poter verificare in "modo indipendente" se l'incrociatore russo nel Mar Nero sia stato colpito da un missile dell'Ucraina. Intanto il presidente Usa, Joe Biden, sta valutando l'ipotesi di volare a Kiev.

A confermarlo con un "sì" è proprio l'inquilino ella Casa Bianca, che così ai giornalisti che gli chiedevano se "fosse pronto ad andare in Ucraina". Un ulteriore passo dopo l'annuncio della collaborazione degli Usa per accertare le atrocità commesse dalla Russia in Ucraina.

"Qualsiasi tentativo della Russia di ostacolare il trasferimento di armi all'Ucraina rischia di innescare un'escalation. Biden tenta anche così la risalita nei sondaggi che lo vedono sempre più in difficoltà: solo il 33% degli americani lo promuove a fronte di un 54% che lo boccia su come sta conducendo il suo lavoro. Meglio sul fronte dell'Ucraina, dove incassa il 39% dei consensi per la sua azione. Il Parlamento di Kiev bolla come "un genocidio" le azioni dell'esercito russo in Ucraina, usando la stessa definizione adoperata dal presidente Usa.

Ieri sera, nuova telefonata fra il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e quello ucraino, Volodymyr Zelensky, incentrata sulle necessità di equipaggiamento militare da parte dell'Ucraina e sugli sviluppi della situazione a Mariupol. Zelensky - ha fatto sapere la presidenza francese - ha "ringraziato la Francia per le consegne di armi già effettuate, il cui valore ammonta a 100 milioni di euro". Macron ha ribadito il sostegno e la solidarietà del Paese "di fronte agli spaventosi crimini commessi contro i civili e "confermato la determinazione" nel sostenere "il lavoro della giustizia internazionale nella raccolta di prove, di definizione dei fatti e di lotta contro l'impunità".

Una posizione di mediazione, come fin da principio è quella seguita dal presidente francese, che rifiuto di impiegare la parola "genocidio" per definire le operazioni russe in Ucraina perché "l'escalation verbale" non "aiuterà" gli ucraini e potrebbe spingere gli occidentali a intervenire. Putin utilizza anche l'arma dell'energia: è certo che l'Europa "non può sostituire il gas russo", almeno per il momento.

La sfida è presa sul serio da Zelensky, che con insolita durezza nei confronti dei partner Ue ha accusato direttamente Germania e Ungheria di guidare l'opposizione all'embargo totale. Lo stesso Putin però, al di là dei trionfalismi di facciata, è consapevole che lo scenario potrebbe cambiare, e non in positivo.

"Dobbiamo presumere che in futuro le consegne in Occidente diminuiranno", ha ammesso parlando con i suoi ministri. Affidando loro il compito di agire su due direttrici: da un lato alimentare il mercato interno, e dall'altro "riorientare le nostre esportazioni verso i mercati del Sud e dell'Est che stanno crescendo rapidamente".

Cina e India soprattutto, ma anche "Africa, l'America Latina e l'Asia-Pacifico". Per realizzare il piano B il Cremlino ha ordinato la "costruzione di nuovi oleodotti dai giacimenti della Siberia occidentale e orientale" e di "accelerare l'attuazione di progetti infrastrutturali, come ferrovie, oleodotti e porti". Ma questa maxi-riconversione delle infrastrutture, ad oggi orientate soprattutto verso l'Europa, non sarà facile. Putin, per realizzare la sua 'Via della Seta' dell'energia, potrebbe dover attendere diversi anni.

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