I Testimoni di Geova e la nuova linea sulle trasfusioni: più autonomia per i fedeli

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Per la prima volta in quasi un secolo, i Testimoni di Geova rivedono la propria posizione sulle trasfusioni di sangue. Una circolare interna diffusa nei giorni scorsi ai corpi degli anziani delle congregazioni italiane introduce una novità destinata a fare discutere: i fedeli potranno decidere in autonomia se accettare o donare singoli emocomponenti, ovvero globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine.

La svolta, maturata dopo decenni di dibattito interno e di confronto con il mondo medico, non cancella però il principio storico del movimento: la trasfusione di sangue intero proveniente da un'altra persona resta vietata. Si tratta di un cambio di rotta che gli osservatori leggono come un tentativo di bilanciare la dottrina con le esigenze cliniche sempre più frequenti, soprattutto nei reparti di ematologia e oncologia.

Cosa cambia nella pratica per i fedeli

Secondo quanto riportato nella comunicazione, ogni Testimone di Geova maggiorenne e pienamente capace di intendere e volere potrà esprimere una scelta personale, firmando un consenso informato specifico per ciascun emocomponente. Non si tratta quindi di un via libera generalizzato, ma di una decisione individuale che dovrà essere discussa con i medici curanti e con gli anziani della congregazione.

La novità coinvolge anche la possibilità di donare componenti del sangue, un'attività che in passato era considerata incompatibile con l'appartenenza al movimento. Resta invece fermo il rifiuto del sangue intero, considerato dai Testimoni un simbolo sacro che non può essere trasferito da una persona all'altra.

Le reazioni nel mondo medico e associativo

Le prime reazioni tra gli specialisti sono prudenti ma interessate. I centri trasfusionali italiani, da anni abituati a gestire pazienti Testimoni con percorsi alternativi come l'autotrasfusione o l'uso di farmaci sostitutivi, potrebbero ora trovarsi di fronte a scenari nuovi. Alcune associazioni di pazienti chiedono chiarezza: la scelta individuale sarà davvero libera o resterà condizionata dalla pressione comunitaria?

Il tema, del resto, è delicato anche sul piano giuridico. In Italia la libertà di cura è tutelata dalla Costituzione e dal codice di deontologia medica, ma il rifiuto delle cure da parte di un adulto consapevole resta un diritto inviolabile. La modifica interna ai Testimoni di Geova potrebbe ridurre i contenziosi tra strutture sanitarie e fedeli, soprattutto nei casi di urgenza.

Un percorso lungo ottant'anni

Il divieto sulle trasfusioni risale agli anni Quaranta del Novecento, quando l'organizzazione interpretò alcuni passi biblici come un'esplicita proibizione a nutrirsi di sangue. Da allora, generazioni di fedeli hanno affrontato interventi chirurgici e terapie complesse rifiutando le trasfusioni, spesso con protocolli medici alternativi messi a punto proprio per loro.

La revisione annunciata non è un caso isolato: negli ultimi anni il movimento ha progressivamente ammorbidito alcune posizioni, aprendo a pratiche un tempo impensabili. Resta da capire quale sarà l'impatto reale nelle congregazioni italiane, dove la sensibilità sul tema è ancora molto forte e il principio di obbedienza alle direttive centrali continua a pesare nelle decisioni personali.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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