Il “Centro d’arte Raffaello” dà il via al nuovo format “Ogni mese un artista. Ogni opera un racconto”. Protagonisti, i lavori dei grandi Maestri del Novecento e della scena internazionale

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Un nuovo progetto, dedicato alla riscoperta di opere inedite o esposte solo occasionalmente, volto a intensificare il dialogo con il pubblico e riscoprire il valore degli artisti e delle loro collezioni. È all’insegna di questa finalità che prende il via “Ogni mese un artista. Ogni opera un racconto”, format concepito dal direttore artistico del “Centro d’arte Raffaello” Sabrina Di Gesaro: un viaggio che inizia con nomi del calibro di Gianni Mattò, Fernando Botero, Renato Guttuso, Michele Cascella, Piero Guccione, Salvatore Fiume e Giuseppe Migneco. L’iniziativa offre ai visitatori l’opportunità di entrare negli archivi della galleria – che proprio nel 2026 taglia il traguardo dei quarant’anni di attività – da sempre impegnata parallelamente nella valorizzazione dei talenti contemporanei e degli artisti storicizzati. “L’itinerario – spiega la dottoressa Sabrina Di Gesaro – inizia con Gianni Mattò, ma è soltanto la prima tappa di un percorso all’insegna della riscoperta di opere che, pur appartenendo alla storia della galleria, sono rimaste per anni lontano dagli sguardi del pubblico: porteremo alla luce i lavori di molti altri grandi Maestri del Novecento e della scena internazionale”. Si tratta di dipinti, grafiche e sculture che riaffiorano solo in occasioni speciali e che conservano intatto il loro fascino: ogni mese, sarà presentata un’opera diversa, scelta dalla gallerista non soltanto per l’intrinseco valore artistico, ma anche per la storia che porta con sé e per il vissuto dell’autore, con grande attenzione rivolta al periodo in cui è stata realizzata, alle esposizioni a cui ha preso parte e al legame con il percorso del “Centro d’arte Raffaello”. “Ogni appuntamento nella nostra sede di via Emanuele Notarbartolo 9/E a Palermo – prosegue Sabrina Di Gesaro – offrirà l’occasione di scoprire, approfondire e soffermarsi su un linguaggio diverso: la luce e il silenzio dei paesaggi di Piero Guccione, una piccola opera unica di Salvatore Fiume, un nudo scenografico di donna di Renato Guttuso, una rappresentazione poetica di Portofino realizzata da Michele Cascella, un inconfondibile ritratto femminile di Fernando Botero e l’imponente mattanza di Gianni Mattò a Favignana, quattro tecniche miste su un cartoncino intelato di Giuseppe Migneco che ritraggono figure umane”. “Non saranno semplici esposizioni – precisa – ma veri e propri racconti dedicati a opere che continuano a testimoniare la ricchezza della storia artistica del Novecento e il valore della loro conservazione: mi piace immaginare ogni presentazione come una piccola gemma che riemerge dagli archivi tornando a dialogare con i collezionisti, gli appassionati e con coloro che entrano in galleria mossi semplicemente dalla curiosità”. “Credo che l’arte – osserva – abbia ancora la capacità di sorprendere, stimolare riflessioni, arricchire chi la vive e il nostro nuovo progetto nasce proprio dal desiderio di trasmettere questa forza: abbiamo pensato che fosse giunto il momento di condividere questo patrimonio con il pubblico non attraverso la consueta modalità della mostra, ma con un appuntamento costante, dedicando ogni mese il tempo necessario a una sola opera”. Un modo per rallentare lo sguardo, riscoprire il valore del lavoro degli artisti e restituire attenzione alle loro collezioni più ampie. Nel corso dei quarant’anni di attività, altri protagonisti del mondo dell’arte hanno incrociato il percorso della galleria attraverso mostre, collaborazioni ed eventi espositivi: per citarne solo alcuni, Bruno Caruso, Emilio Greco, Renzo Vespignani, Giacomo Manzù, Antonio Ligabue, Carlo Carrà e Domenico Zora. Nomi, storie e racconti che hanno contrassegnato il percorso del “Centro d’arte Raffaello”. “Ci sono opere che meritano di essere valorizzate assaporandone il piacere della scoperta scandita nel tempo – conclude Sabrina Di Gesaro – e che aspettano semplicemente il momento giusto per essere nuovamente attenzionate: ogni volta che apriamo uno dei nostro archivi ritroviamo lavori che continuano a sorprenderci per la loro bellezza, la forza espressiva e le storie che custodiscono”.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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