Una ricerca che parte dagli archivi preziosi del “Centro d’arte Raffaello” e che riporta alla luce lavori inediti o raramente esposti, restituendo a ciascuno di essi il contesto e la storia che li rendono unici.
È questo il senso del nuovo format della galleria palermitana, dal titolo “Ogni mese un artista. Ogni opera un racconto”, concepito per rivelare al pubblico l’esclusività assoluta di un patrimonio costruito in quarant’anni di attività, attraverso rapporti diretti con gli stessi autori, mostre, incontri, documenti e opere che hanno accompagnato il percorso del “Centro d’arte Raffaello” fondato da Angelo Di Gesaro, guidato oggi da Sabrina Di Gesaro in qualità di direttore artistico.
Ad aprire il nuovo ciclo culturale è “Mattanza ricca”, grande olio su tavola realizzato da Gianni Mattò nel 1990, in mostra negli spazi espositivi di via Emanuele Notarbartolo 9/E a Palermo.
Si tratta di un’opera pittorica mai esposta al pubblico, rimasta per oltre trent’anni negli archivi.
Il dipinto celebra, attraverso la forza cromatica e materica dell’artista, la tradizione della pesca del tonno nelle Isole Egadi.
Una tipica scena di vita marinara a Favignana, restituita allo spettatore attraverso il tratto istintivo proprio dell’autore, che prediligeva i toni forti come il rosso, il nero e il blu.
Autodidatta, noto come il pittore della mattanza, Gianni Mattò, classe 1947, è scomparso nel 2021.
La dottoressa Sabrina Di Gesaro lo ha conosciuto personalmente: ecco perché il recupero dell’opera assume una valenza e un significato molto peculiari.
“Lo conobbi – racconta – quando ero ragazza, seguendo mio padre nel suo lavoro e nei suoi rapporti con gli artisti: ho ancora in mente il suo studio a Favignana, in cui le tele convivevano con le reti dei pescatori, i sacchi da pesca e gli oggetti della quotidianità dell’isola, che entravano nella sua pittura diventandone parte”.
“Aveva una personalità esuberante, autentica – ricorda – e profondamente legata al suo territorio: la collaborazione con la galleria è proseguita per decenni e attraverso le mostre nella nostra sede di via Resuttana abbiamo raccontato più volte quel rapporto inscindibile tra uomo, terra, mare e natura”.
Proprio attraverso opere quali “Mattanza ricca”, l’archivio del “Centro d’arte Raffaello” acquisisce un valore inestimabile, che si colloca ben oltre l’osservazione, recuperando testimonianze artistiche e culturali che appartengono alla storia della galleria, ma anche alla storia collettiva della Sicilia.
“Ogni opera – aggiunge la dottoressa Sabrina Di Gesaro – diventa così il punto di partenza per un racconto: non soltanto ciò che vediamo sulla tela, ma le persone, i luoghi, le esperienze e le relazioni che hanno contribuito a renderla parte del nostro percorso”.
Nello specifico, “Mattanza ricca” incarna alla perfezione questa filosofia: Gianni Mattò, infatti, non descrive semplicemente la quotidianità di una scena di pesca, ma conferisce un tocco epico a un rito antico nella sua forza primitiva, oggi scomparso.
“Nella sua pittura istintiva, materica e vitale, capace di trasformare un’esperienza individuale in memoria corale – spiega la gallerista – convivono, accanto alla memoria dell’isola, il rapporto ancestrale dell’uomo con il mare e la natura, il lavoro dei pescatori e una dimensione profondamente identitaria: riproporre oggi l’opera significa pertanto riportare alla luce anche una parte della nostra storia, all’insegna della volontà di comunicare l’arte senza perdere il valore delle radici, grazie al patrimonio artistico, relazionale e di memoria che abbiamo costruito in quaranta anni di lavoro e che oggi possiamo rileggere con uno sguardo nuovo”.
“È questo – conclude – l’obiettivo del nuovo format: innovare il modo di comunicare l’arte senza perdere il valore delle radici, nella consapevolezza che il passato non sia qualcosa da conservare semplicemente negli archivi, ma una risorsa viva da condividere, reinterpretare e consegnare al pubblico: abbiamo scelto di inaugurare un nuovo modo di raccontare la nostra storia e, al contempo, di guardare al futuro”.