Il Garante Privacy blocca le immagini dei minori coinvolti nei disordini di Milano

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Il Garante della Privacy ha emesso un provvedimento d'urgenza che impone a sei testate di fermare la diffusione di immagini e informazioni in grado di identificare i minorenni coinvolti nei disordini di Milano del 17 e 18 ottobre. Le destinatarie del provvedimento sono il Corriere della Sera, Open, Il Giornale d'Italia, Milano Post, Rai News e Le Iene.

Al centro della vicenda c'è in particolare un ragazzino di 12 anni, indicato come la persona più giovane tra quelle identificate dalle forze dell'ordine. Il minore sarebbe stato ripreso durante i saccheggi avvenuti nelle ore di tensione in città, in filmati che hanno iniziato a circolare sui social network e sono stati poi rilanciati da televisioni e siti di informazione.

Cosa prevede il provvedimento del Garante

L'authority ha stabilito che i contenuti già pubblicati dovranno essere rimossi o modificati in modo da impedire qualsiasi possibilità di riconoscere i minori. Le testate sono tenute ad adeguarsi, con il rischio di sanzioni in caso di inottemperanza. Il punto più delicato riguarda le modalità di tutela: secondo il Garante, la sola pixelatura del volto non è considerata una misura sufficiente a proteggere l'identità dei ragazzini.

Perché non basta oscurare il volto

L'oscuramento del viso, spiegano in sostanza i tecnici dell'authority, non elimina tutti gli elementi che possono portare all'identificazione: abbigliamento, contesto, dettagli fisici, voci e informazioni di contorno possono rivelare chi è il minore. Per questo il provvedimento richiede una tutela rafforzata dell'identità dei minorenni, coerente con il principio che la protezione dei più giovani prevale sull'interesse alla cronaca quando non è strettamente necessario mostrare i volti.

Il confine tra cronaca e diritto alla riservatezza

La vicenda riaccende il dibattito sul diritto alla riservatezza dei minori e sui limiti della cronaca, soprattutto quando le immagini nascono dal web e vengono amplificate dai media tradizionali. Il caso milanese mostra quanto sia rapido il passaggio da un video amatoriale alla ribalta nazionale e quanto sia importante per le redazioni verificare con attenzione i contenuti che riguardano persone non maggiorenni prima di pubblicarli.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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