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Il maestro che manca

Il maestro che manca
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Leggendo alcuni appunti di teologia mi sono fermato ad interrogarmi su un particolare a tutti molto familiare, come farebbe ognuno di voi lettori attenti e desiderosi di andare oltre. M sono soffermato sul termine Maestro. Per noi il maestro in ogni campo dello scibile umano è colui che trasferisce all’altro, specie attraverso l’insegnamento nelle scuole, il suo sapere nelle varie materie della matematica, della scienza, della filosofia, della chimica, della fisica, della tecnologia, ecc. Anni di studio, di attenzione, anche di sacrifici, poi il maestro sparisce e va per la sua strada. Chi riceve il seme della sua conoscenza va anch’esso verso la costruzione di un suo futuro. C’ è un limite in tutto questo o ciò che è prodotto dal ritmo esistenziale degli uomini sintetizza in sé lo spazio essenziale, in questo caso, della parola maestro?

Un cristiano che ancora non si è “piallato” alle dimensioni umane dovrebbe, almeno per un attimo, rifletterci sopra con estrema volontà. È necessario questo passaggio infatti per capire alla fine che il significato vero del termine Maestro, strada di salvezza se riferito a Cristo, racchiuda nella profondità della sua celeste accezione etimologica una verità oggettiva che la terra ha isolato e messa da parte. Maestro, dalle parti del cielo, significa discepolo del Padre per sempre. Un significato che se trasferito all’uomo nella vita di ogni giorno avrebbe l’energia inimitabile di rivoluzionare la composizione sociale, politica ed economica dell’Umanità. Una rivoluzione che l’uomo ha spesso cercato di fare, fallendo il vero obiettivo nobile prefissato.

Essere discepoli del proprio Maestro in terra, come Gesù lo fu per il Padre nella sua missione terrena e così per l’eternità, non significa essere privi di libertà personale e ruota di scorta nel sistema socio-politico della propria comunità. Essere discepoli nel bene per l’avanzamento della società in ogni sua componente esteriore ed interiore, porta ineluttabilmente ognuno ad essere fedele apostolo del Signore. Una umiltà di comportamento che nulla condivide con un qualsiasi tipo di servitù passiva, mentre sviluppa in sé il senso alto della vita capace di elevare il singolo guidato dalle naturali disposizioni eterne della Parola. Cristo non ha detto nulla dal suo cuore, ma non per questo ha perso la sua Signoria sul mondo, offrendo al prossimo l’unica via redentiva. Leggo tra i miei appunti di una catechesi aperta a chiunque voglia mettersi in cammino:

“Il Padre tutto comunica a Gesù nello Spirito Santo. Gesù ascolta lo Spirito, vive l’obbedienza al Padre, mostra al mondo come si vive di vera, pura, ininterrotta obbedienza. Per questo motivo è un Maestro unico. Nessuno è Maestro come Lui. Satana avrebbe voluto farlo Maestro senza il Padre, Dio senza Dio, Dio autonomo e Maestro autonomo. Se Gesù fosse caduto nella sua tentazione, non sarebbe più vero Maestro”. Il cristiano allora eviti di divenire maestro alla maniera umana, rimanendo discepolo secondo gli uomini. Non essere discepoli secondo Il Figlio dell’uomo, porta ad allontanarsi dall’essere Maestri secondo Gesù. Ragionare su questa verità non ci separa dal mondo, anzi ci permette di modificarlo per il benessere comune.


Egidio Chiarella

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Egidio Chiarella

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