Il ministro Kyenge: «Abolirei il reato di immigrazione clandestina». È bufera
ROMA, 6 MAGGIO 2013 - Continuano i commenti alle rimostranze del nuovo Ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge, che ieri pomeriggio nel programma “In Mezz’ora” ha espresso la sua volontà di far abolire il reato di immigrazione clandestina e far approvare «al più presto dal Parlamento un ddl sullo Ius Soli, a favore di quel milione di bambini stranieri, nati in Italia e residenti nella nostra Nazione, i quali non possono godere dei diritti di Cittadinanza».
Dichiarazioni, quelle della neo-ministro più discussa del momento, che hanno provocato diversi e non duri “stop” da parte degli esponenti politici di PDL e Lega. Renato Schifani, ex Presidente del Senato in quota PDL, non ha usato mezzi termini nello stoppare le proposte della Kyenge: «Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato ed un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l'ultimo episodio».[MORE]
Naturalmente il centro-destra, tramite le dichiarazioni della Bernini (PDL) ha voluto ribadire la necessità di riportare i riflettori su quelli che sono le emergenze del Paese, come se la questione “immigrazione” non fosse tale. È notorio ed ormai palese che l’ostinazione tutta italiana nel non attuare proposte che riportino il nostro Paese ad un grado maggiore di civiltà ed integrazione, obbliga a non riflettere mai sulla questione e bloccare sul nascere ogni tipo di intenzione in questa direzione. Come perfettamente scriveva Valentina Loiero, nella premessa al libro “Gli africani salveranno l’Italia” di Antonello Mangano, le responsabilità della mancata integrazione sono tutte politiche. Sono colpe di quella politica che persevera nella non scelta di intervenire per quella mancanza che solo l’italia in Europa conta: la mancanza di inclusione sociale.
Sergio Sulmicelli
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