Il Partito Verde britannico approva una mozione che definisce il sionismo razzista

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Il Partito Verde del Regno Unito ha compiuto un passo che promette di far discutere a lungo, dentro e fuori i confini britannici. Nel corso del congresso, i membri hanno approvato una mozione che definisce il sionismo un'ideologia razzista, sostenendo che esso persegua l'obiettivo di uno Stato ebraico etnonazionalista basato sull'esclusione e sul dominio della popolazione non ebraica. Il voto è stato netto: 1.022 favorevoli contro 813 contrari. Un margine significativo, ma non schiacciante, che lascia intravedere un partito attraversato da sensibilità diverse.

La mozione non si limita a una condanna ideologica. Il testo chiede esplicitamente la creazione di un unico Stato di Palestina in cui siano garantiti pari diritti per tutti, ebrei compresi. Non contiene alcun riferimento alla soluzione a due Stati, lo schema negoziale che per decenni ha orientato la diplomazia internazionale. E soprattutto, come previsto dalle procedure interne, la mozione confluirà nel programma del partito: non è dunque una semplice dichiarazione di intenti, ma una linea politica destinata a pesare sulle future campagne elettorali dei Verdi britannici.

Un voto che sposta gli equilibri interni

La decisione rappresenta una vittoria per l'ala più critica verso Israele e verso l'impianto stesso del sionismo politico. Per anni, il dibattito interno ai partiti progressisti europei si è concentrato sulla distinzione tra antisionismo e antisemitismo, una linea sottile che ha generato polemiche, espulsioni e fratture. Con questo voto, il Partito Verde britannico sceglie di superare quella distinzione, abbracciando una posizione che i suoi critici considerano discriminatoria nei confronti del diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico.

Non mancano, però, le voci interne contrarie. Una parte dei membri ha espresso preoccupazione per le possibili ripercussioni elettorali e per il rischio di alienarsi una fetta di elettorato moderato. Altri hanno sottolineato come la mozione, per quanto simbolica, rischi di complicare i rapporti con le comunità ebraiche britanniche, già in allarme per l'aumento di episodi antisemiti registrati nel Paese negli ultimi anni.

Reazioni e prospettive

La notizia ha rapidamente superato i confini del Regno Unito, accendendo il dibattito internazionale. I sostenitori della mozione parlano di una presa di posizione necessaria per difendere i diritti dei palestinesi e per denunciare quelle che considerano violazioni del diritto internazionale. I critici, al contrario, la leggono come un cedimento a una retorica che, di fatto, nega la legittimità dello Stato di Israele.

La vera partita si giocherà ora sul terreno politico. L'inserimento della mozione nel programma del partito potrebbe attirare consensi tra gli elettori più giovani e radicalizzati, ma rischia di allontanare chi vede nella soluzione a due Stati l'unica via praticabile per una pace duratura. Per il Partito Verde britannico, il voto di oggi non è un punto d'arrivo, ma l'inizio di una stagione politica che si preannuncia complessa.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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