Il Prof. Armando Gnisci annuncia le sue dimissioni volontarie dall'Università: "ho dato troppo"

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ROMA, 23 OTTOBRE 2010 - Dal primo novembre 2010 il Prof. Armando Gnisci, docente di Letterature...

ROMA, 23 OTTOBRE 2010 - Dal primo novembre 2010 il Prof. Armando Gnisci, docente di Letterature comparate del Dipartimento di Italianistica e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, si ritirerà dall’insegnamento accademico con un volontario pre-pensionamento. “Ci tengo a comunicarvi ufficialmente e sinceramente questa notizia perché sappiate con chiarezza e certezza il motivo della mia sparizione. Viviamo, infatti, in un’epoca in cui la menzogna, la volgarità e l’oblio informano la comunicazione e formano addirittura la nostra educazione” scrive in una lettera del 6 settembre rivolta agli studenti. Una decisione importante per un uomo che ha dedicato tutta la sua esistenza all’insegnamento e alla ricerca.

Armando Gnisci, nato a Martina Franca nel 1946, ha fondato a Roma la cattedra (allora istituita con Decreto del Presidente della Repubblica) di Letterature comparate ed è diventato membro del Collegio dei docenti del Dottorato di Ricerca in Italianistica della Sapienza. E’ autore di 40 libri tradotti in 12 lingue. Ha collaborato con numerose Università straniere, ha istituito con altri studiosi nel 1985 la Società Italiana di Comparatistica Letteraria (S.I.C.L.) ed è membro dell’Association Internationale de Littèrature Comparèe, dell’International Association of Hungarian Studies, dell’AISSLLI, e membro-assessore dell’International Association of Intercultural Studies.

In un’intervista pubblicata il 20 ottobre su www.letterefilosofia.it il Prof. Gnisci spiega i motivi della sua coraggiosa scelta. “Mi sono dimesso dell’Università perché ho dato troppo (…) in un luogo che è diventato sempre di più, a mio avviso, malato e inadeguato”. Continua poi sottolineando che “la malattia fondamentale sta nell’arretratezza culturale e morale della classe politica italiana. (…) L’università e la ricerca sono sempre più tagliabili, dimenticabili e trascurabili (…) Com’è possibile tagliare le arti nel paese delle arti, in Italia, nazione che ha costruito ville e palazzi e scritto musica per il mondo intero? I teatri sono costretti ad auto-finanziarsi ospitando matrimoni. I valori di una repubblica vera sono il welfare, lavoro e dignità per i giovani e le donne, coscienza e conoscenza". Alla domanda su che ricordi nutra nei confronti della sua docenza presso la Facoltà di Lettere, il Prof. Gnisci risponde “Non ho nessun bel ricordo, ho sempre vissuto con rabbia e lottando contro” riferendosi ai suoi colleghi e alla baronia universitaria come un “muro di chiusura” simile a quello tra israeliani e palestinesi in cui ognuno rivendica solo il suo territorio". L’unica soddisfazione in un mondo universitario che tanto rispecchia la crisi della nostra Repubblica e delle nostre istituzioni, sembrano essere i giovani. “Vi saluto assicurandovi che l’unica parte dell’università dalla quale non mi sono dimesso è la vostra” scrive rivolgendosi ai suoi studenti ma anche a coloro che non l’hanno mai incontrato e che rappresentano le generazioni future ammettendo “per anni ho sentito voi come i miei veri colleghi”. Lo scopo di Armando Gnisci è stato, in tanti anni di insegnamento, quello di infondere nei suoi studenti una conoscenza basata sul sapere comparativo. “Guardando all’indietro il cammino intellettuale che ho percorso, posso dire che il mio destino di comparatista letterario si è mosso e si è spostato da un sapere letterario verso un sapere di sapere vitale, e cioè, percorrendo letterariamente la via della mia vita, o interpretando la vita come una via”, (scrive in Decolonizzare l’Italia) una via capace di portarci verso nuove aperture, spostando il proprio io presso l’altro per uscirne “alterati” e più saggi.

L’appello che il professore fa ai giovani è continuare a perseguire quell’utopia di un “meraviglioso mondo nuovo” (con evidente riferimento al Mondus Novus della letteratura della migrazione). Per fare questo “serviamo noi letterati: per poterlo immaginare e tradurre. E per indicarlo come il valore finale di una educazione che non può finire mai, come ci hanno insegnato i nostri antenati latini”.

 In foto il Prof. Armando Gnisci (immagine tratta da www.letterefilosofia.it)

Roberta Lamaddalena

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