Il Segretario Nazionale del PSDI, Mario Calì, stigmatizza il grave attacco di Giorgia Meloni alla kermesse PLPL. Intollerabile ingerenza del Presidente del Consiglio per legittimare il fascismo strumentalizzando la Costituzione

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Attraverso i propri profili social ufficiali, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha accusato la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di voler obbligare le case editrici e gli espositori all'ottenimento di un presunto "patentino antifascista" sottoscrivendo una normale dichiarazione stabilita dagli organizzatori di "Più libri più liberi" che si svolgerà anche quest'anno a Roma nel prossimo dicembre.
Così com'è netta la posizione di Giorgia Meloni, che ha definito la scelta degli organizzatori una censura incompatibile "con qualsiasi società democratica", il Segretario Nazionale del Partito Socialista Democratico Italiano fondato da Giuseppe Saragat, antifascista e statista a lungo costretto all'esilio con Mussolini, ha deciso di prendere posizione a difesa della kermesse culturale che da anni offre la possibilità a piccole e medie realtà editoriali di confrontarsi con una ampia platea di lettrici e lettori, facendo conoscere pubblicazioni che diversamente potrebbero non avere una giusta visibilità.
«Sono sinceramente rammaricato per l'incredibile dichiarazione della leader di Fratelli d'Italia che sembra ragionare più come esponente di una parte politica, probabilmente a causa delle pressioni subite all'interno del partito insieme al tentativo di fermare l'erosione da parte di Vannacci di quella parte dell'elettorato, per così dire, più nostalgica del ventennio fascista. Arrivare a scrivere – prosegue Mario CalìSegretario Nazionale del PSDI – che "sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra" è il pericoloso sintomo della mancata comprensione dei valori repubblicani e dei principi contenuti nella Carta Costituzionale, che da ottant'anni attestano la piena continuità con la lotta per la democrazia e la libertà condotta per mezzo della Resistenza con la sconfitta del nazismo e del fascismo, macchine di oppressione e di morte che costarono la vita a milioni di esseri umani. Una ferocia testimoniata dalle lapidi che puntellano la geografia e la memoria d'Italia e che è riportata anche nei libri di storia, libri che qualcuno dovrebbe aver cura di leggere, che ricordano i nomi dei tanti martiri prodotti dalla presunta "idea fascista", a partire da Giacomo Matteotti, Giuseppe Di Vagno, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, Bruno Buozzi. Al Presidente del Consiglio dei Ministri, quarta carica dello Stato – conclude Mario Calì, leader del partito dello storico "Sole Nascente" nato a Palazzo Barberini dopo la Liberazione proprio durante i lavori dell'Assemblea Costituente – mi permetto di rammentare l'ammonimento di Sandro Pertini, in sequenza antifascista, partigiano e Presidente della Repubblica Italiana, per anni privato della libertà e destinato dai nazifascisti insieme a Giuseppe Saragat a morte certa durante la prigionia a Regina Coeli: "tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no. Non è un'idea. È la morte di tutte le idee". Un ammonimento che rimane chiarissimo ed attuale, che dovrebbe suggerire maggiore senso delle istituzioni in chi, pro tempore, governa e amministra il nostro Paese».

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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