Il Teatro di Calabria coinvolge con un avvincente viaggio nella storia della Commedia

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
Catanzaro, 5 Marzo - In occasione della Giornata della Commedia dell'Arte, celebrata lo scorso 25 Fe...

Catanzaro, 5 Marzo - In occasione della Giornata della Commedia dell'Arte, celebrata lo scorso 25 Febbraio, Domenica pomeriggio, nel suggestivo scenario del Museo MARCA di Catanzaro, il Teatro di Calabria ha proposto, al suo affezionato pubblico, un viaggio lungo la storia della Commedia in generale, tra risate, sorrisi e acute riflessioni.  “Essa nasce sostanzialmente insieme alla tragedia greca. Il teatro, inteso come rappresentazione immediata di idee da manifestare ad un pubblico,  è un'invenzione che appartiene alla cultura greca. Il teatro tragico, però, si afferma nella città di Atene di fronte ad un pubblico raffinato, acculturato, mentre le rappresentazioni comiche venivano portate ad un pubblico abbastanza differente, di lavoratori, che non frequentavano abitualmente la cultura e che, arrivati a sera, avevano la necessità di assistere a  qualcosa che li distogliesse dai gravi pensieri. Grave errore, perché, al contrario di quanto si crede, la commedia fa esattamente quello che nel teatro greco faceva la tragedia, cioè aggredisce la falsa verità del mito. La tragedia lo fa aggredendola sul piano razionale, la commedia con altre armi, ma l'obiettivo è lo stesso, quello di sovvertire le cosiddette verità che vengono comunemente accettate in relazione al mito. Quando poi si trasferisce nella cultura latina la catastrofe diventa quasi irrimediabile, perché a Roma c'è una rigida censura per motivi politici, non si può criticare lo stato. Gli autori latini diventano, quindi, estremamente prudenti nella rappresentazione e, addirittura, per evitare ogni tipo di fraintendimento, ambientano tutte le loro commedie non a Roma ma in Grecia. Nel trasferimento nell'ambito della civiltà cristiana la commedia non viene  più considerata come opera di letteratura, sia pure di bassa levatura, tanto è vero che viene rappresentata soltanto nei periodi di festa, in particolare durante il Carnevale. Perché essa riacquisti quel sapore filosofico, di non essere soltanto uno strumento atto a suscitare il riso, ma di dare una chiave di lettura quantomeno della realtà sociale dell'ambiente in cui si vive, bisogna aspettare il 1500, quando Ludovico Ariosto viene incaricato dal duca Alfonso d'Este di scrivere delle commedie per il teatro di corte. Saranno l'inizio di una commedia nuova che conoscerà poi i grandi geni della commedia europea, a cominciare da Moliere. Per passare alla commedia di costume bisogna aspettare quello che, probabilmente, è stato il genio più grande, il nostro Carlo Goldoni. Essa ritorna ad interpretare la società attraverso una lente che non è più deformante, non è più il grottesco che invita al riso, ma è la commedia filosofica che invita alla riflessione. Parte da lì un percorso che riporta alla commedia primitiva, la commedia greca, quella, appunto, filosofica. Il maggior interprete di tutto questo, sul piano filosofico, sarà Henri Bergson, ma dovremo aspettare il 1900, quando  pubblica un libretto in cui c'è una rivoluzione concettuale che sta alla base di tutto ciò che è stato scritto e immaginato successivamente, cioè che ciò che ci fa ridere è un dramma di cui non ci accorgiamo, perché non azioniamo la riflessione. Non è un caso che Luigi Pirandello, che aveva sentito Bergson alla Sorbona, nel 1908 scrive un'opera fondamentale, L'umorismo, che, partendo dalle scoperte filosofiche di Bergson, distingue il comico dall'umorismo, modificando totalmente il senso della commedia, riportandolo alle origini". Questo, in sintesi, il viaggio letterario in cui il professore Luigi La Rosa ha accompagnato i numerosi presenti.

Come di consueto i punti più significativi del viaggio sono stati messi in scena dagli attori del Teatro di Calabria. La prima a coinvolgere il pubblico è stata Mariarita Albanese che ha interpretato proprio Luigi Pirandello ne L'umorismo,  consentendo di capire bene quella che, secondo il Premio Nobel siciliano, è la distinzione tra comico e umoristico.

L'umorismo è un po' estraneo alla cultura italiana, naturalmente ci sono delle eccezioni, una di queste ci è data dal poema dell'Ariosto " l'Orlando furioso ", ed è proprio da esso che il professore sceglie alcune parti da far rappresentare. Il maestro Aldo Conforto e Salvatore Venuto ammaliano il pubblico interpretando prima  il grandioso incipit dell'opera e poi l'episodio del Castello di Atlante, metafora della vita umana, intesa come ricerca di qualcosa di irraggiungibile. Mariarita Albanese, invece, porta in scena una parte dell'episodio di Astolfo sulla Luna, scritto dall'autore con lo scopo di biasimare la follia dell'uomo che passa la vita a perdere le cose che ha per inseguire ciò che non potrà mai avere.

La commedia, come abbiamo visto, ha anche un'altra faccia, non filosofica, basata sulla volontà di suscitare la risata, ed il professore, in questo caso, sceglie "Il borghese gentiluomo" di Moliere, basata sull'individuo da inchiodare nei suoi difetti. Gli straordinari Salvatore Venuto e Aldo Conforto riescono a far ridere continuamente il pubblico nei panni del maestro di filosofia, il primo, e di Monsieur Jourdain, il secondo.

A questo punto il professore sceglie di tornare all'umorismo, a ciò che a prima vista sembra comico, ma in effetti è tragico. E' ancora Mariarita Albanese a leggere un'altra breve pagina de L'umorismo di Pirandello, in cui egli ci parla di ciò che si presenta come comico e ad un certo punto ci spezza il riso o ce lo avvelena, trasformandolo in riso amaro.  

Ed è proprio con il riso amaro che si conclude il viaggio, con una parte de "La patente", novella di Pirandello, con Salvatore Venuto nei panni del giudice, Paolo Formoso del suo collega e uno straordinario iettatore interpretato dal maestro Aldo Conforto.

Grande soddisfazione di tutti i presenti che hanno gremito tutta la sala ed hanno accolto con piacere la scelta di dedicare a Leonardo Sciascia il prossimo appuntamento del 17 Marzo.

Saverio Fontana


Fotografia di Alessandro Testa

InfoOggi.it Il diritto di sapere