Il Veneto dice sì al fine vita: approvata la prima legge regionale del centrodestra

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge sul fine vita, diventando la prima regione italiana governata dal centrodestra a dotarsi di una disciplina organica in materia. Il provvedimento, che arriva dopo un lungo iter e un acceso dibattito politico e sociale, introduce regole chiare per garantire ai cittadini la possibilità di esprimere le proprie volontà in caso di malattia terminale o di perdita di capacità, senza ricorrere alla giurisdizione ordinaria in ogni singolo caso.

Un iter legislativo complesso

La legge, votata nella seduta di martedì, ha visto una maggioranza trasversale: oltre ai voti dei partiti di maggioranza (Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia), hanno sostenuto il testo anche alcune forze di opposizione come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, sebbene con motivazioni differenti. Il provvedimento è il frutto di un lavoro congiunto tra le commissioni Sanità e Affari Costituzionali, che hanno recepito le indicazioni emerse da una consultazione pubblica e dalle audizioni di esperti, medici, giuristi e associazioni.

Il contenuto della legge

La nuova normativa prevede l'istituzione di un registro regionale per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), già previste dalla legge 219/2017 a livello nazionale, ma con l'innovazione di un percorso amministrativo dedicato. Inoltre, la legge veneta introduce un comitato etico regionale con il compito di valutare i casi di richiesta di suicidio assistito, sulla base delle indicazioni della Corte Costituzionale (sentenza 242/2019, caso Cappato/Dj Fabo). Il comitato dovrà verificare i requisiti di accesso e garantire che le procedure siano rispettate in tempi certi.

Le reazioni politiche

Il governatore Luca Zaia ha definito l'approvazione come "un atto di civiltà e di responsabilità", sottolineando che la regione si pone all'avanguardia in Italia su un tema delicato che tocca la libertà di scelta individuale. Le associazioni pro-vita e alcuni esponenti del mondo cattolico hanno invece espresso perplessità, temendo possibili abusi. D'altro canto, le organizzazioni che si battono per i diritti civili, come l'Associazione Luca Coscioni, hanno parlato di "una svolta importante", anche se il testo finale non soddisfa pienamente le loro richieste, in particolare per quanto riguarda i termini temporali per l'accesso alle prestazioni sanitarie nel Servizio Sanitario Regionale.

Vuoto normativo statale

La legge veneta si inserisce in un contesto nazionale ancora carente: il Parlamento non ha mai approvato una legge organica sul fine vita, limitandosi a norme minime. Dopo la sentenza della Consulta, sono state presentate varie proposte ma nessuna è giunta all'approvazione. Diverse regioni (come Toscana, Puglia, Friuli-Venezia Giulia) hanno avviato percorsi simili, ma il Veneto è la prima regioni con una maggioranza di centrodestra a varare una legge compiuta. Questo potrebbe aprire la strada a un coordinamento interregionale, ma anche sollevare questioni di costituzionalità: lo Stato potrebbe impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale, sostenendo che la materia della tutela della salute e dell'ordinamento civile è di competenza esclusiva statale.

Il futuro: appello ai parlamentari veneti

Secondo i promotori, la legge regionale ha anche un valore politico: "Vogliamo sollecitare il Parlamento a legiferare finalmente in materia - ha dichiarato il consigliere regionale del Partito Democratico, che ha votato a favore - perché nessun cittadino deve essere costretto a migrare da una regione all'altra per vedersi riconosciuto un diritto fondamentale". L'auspicio è che il dibattito si sposti ora in sede nazionale, con l'approvazione di una normativa uniforme che regoli il fine vita in tutto il territorio italiano, garantendo il diritto all'autodeterminazione e nel contempo la tutela delle persone più fragili.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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