Torino 23 aprile 2011-Erano stati individuati i siti per risolvere almeno fino al 2033 il problema rifiuti.
Al Gerbido i lavori continuano in linea con le previsioni che si avviano alla conclusione per circa il 60% ma un pericolo imminente incombe sul contestato disegno del termovalorizzatore.[MORE]
Il decreto legislativo sulle energie rinnovabili accettato il mese scorso dal governo, non è in regola con le direttive europee, secondo la Trm (la società che gestisce l’impianto) rischia di franare,ciò si tradurrà in un maggior costo da corrispondere per i cittadini torinesi.
Tariffe a ribasso per i certificati verdi e gli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili.Quei certificati considerano gli inceneritori fonti rinnovabili.
Il piano finanziario è per dieci milioni di euro all’anno per quindici anni, un quarto dei ricavi totali dell’inceneritore. Il resto arriverà per il 50% dal trattamento dei rifiuti e per il 25% dalla produzione di energia elettrica . Si aspetta che il Governo emani decreti attuativi.
«Le banche, che sul termovalorizzatore hanno investito 400 milioni di euro, potrebbero uscire, oppure chiedere di rinegoziare al rialzo il mutuo. Il piano finanziario prevede che fino al 2029 si bruci rifiuti per regolare i mutui con gli istituti di credito e restituire agli enti locali, cominciando dal Comune di Torino, i cento milioni spesi. Dal 2030 al 2033 dovrebbero, invece, generare utili, garantendo ai comuni entrate per una decina di milioni. È inaccettabile che una legge venga resa retroattiva; ci vorrebbe una norma transitoria » asserisce Torresin, Amministratore Delegato di Trm