COSENZA, 29 FEBBRAIO 2012 - (PRIMA PARTE) Benzina e gasolio hanno, ormai, raggiunto un prezzo che oscilla intorno ai 2 euro: una cifra da record, tra i più alti d’Europa. Gli automobilisti accusano i gestori degli impianti, mentre i benzinai incolpano le compagnie petrolifere che, a loro volta scaricano la responsabilità sullo Stato e sull’esosità delle tassazioni. Tra prezzo del petrolio, Iva, addizionali regionali, accise ed attesa per l’effetto liberalizzazioni, tutti gli italiani devono far fronte ai rincari, cercando di risparmiare il più possibile, cambiando le proprie abitudini. Il prezzo attuale della benzina in Italia dipende dalla combinazione di tre fattori: prezzo del combustibile, le accise (imposte sulla fabbricazione e vendita di un prodotto proporzionale alla quantità) e l’Iva, ossia l’imposta sul valore aggiunto.[MORE]
A sua volta il prezzo del combustibile comprende il costo internazionale del prodotto ed il guadagno dei petrolieri e dei gestori della pompa. L’oscillazione dei prezzi dipende quindi dai rincari del greggio e dalle variazioni del cambio euro-dollaro. Le accise sono relative alle “imposte di scopo” introdotte dai vari governi per raggiungere determinati obiettivi, come per esempio l’accisa dell’importo di 0,89 centesimi di euro su un litro di carburante, dovuta all’alluvione il Liguria e Toscana del 2011. Per quanto riguarda l’Iva si applica nella misura del 21% sia alla componente industriale sia all’accisa. Già nuovi aumenti sono previsti a partire dal prossimo Ottobre, quando scatterà un aumento del 2% che porterà al 23% l’imposta su ogni rifornimento.
(segue la seconda parte)
Caterina Stabile