Una revisione straordinaria delle liste elettorali in India ha portato alla cancellazione di oltre 130 milioni di nomi, scatenando numerose proteste nel Paese. Le opposizioni accusano il premier nazionalista indù Narendra Modi di aver colpito in modo sproporzionato le fasce più povere e le minoranze religiose, soprattutto quella musulmana, per ottenere un vantaggio elettorale.
Il governo sostiene invece che le cancellazioni riguardino registrazioni irregolari, persone decedute o trasferite. Tuttavia, la portata dell'operazione ha sollevato preoccupazioni tra le organizzazioni per i diritti umani e i partiti di opposizione, che denunciano una epurazione elettorale senza precedenti.
Le proteste e il coinvolgimento di Rahul Gandhi
Alle proteste partecipa spesso anche Rahul Gandhi, leader dell'opposizione, che negli ultimi giorni è stato fermato più volte, caricato su un furgone della polizia e portato in commissariato, per poi essere rilasciato. Gli ultimi fermi sono avvenuti in mezzo alla folla e in un clima caotico, con momenti di tensione e l'uso della forza.
La situazione resta tesa in diverse regioni del Paese, mentre si avvicinano le prossime scadenze elettorali. Le opposizioni chiedono trasparenza e la verifica indipendente delle liste, mentre il governo difende la necessità di ripulire il registro da irregolarità.